Vi ricordate l’articolo “Legami in canile”?

http://www.marchepet.it/educazione-cinofila/legami-in-canile

Nel raccontare la sua storia, avevo deciso di pubblicare una foto molto esplicativa ovvero Zoe, cane di 17 anni, che veglia sulla sorella morta in canile il giorno di San Valentino.

Ora per Zoe si sono magicamente aperte le porte del canile e potrà trascorrere la sua vecchiaia in famiglia!

Spesso banalizziamo questo evento e capita di sentire frasi comune del tipo: – ora starà meglio; – perché non dovrebbe ambientarsi subito in famiglia; – io voglio bene ai cani, starà benissimo; –  vuoi mettere un canile con casa mia!

Non è assolutamente facile adattarsi ad un nuovo ambiente, soprattutto dopo una vita passata in canile.

Zoe è sempre stata molto schiva, diffidente verso le persone, ambienti troppo “umanizzati” la preoccupavano, addirittura non riusciva ad uscire in passeggiata senza il suo compagno di box.

Tenendo conto delle sue difficoltà e della sua età, sarebbe stato difficile pensare di  inserirla in un contesto urbano, caratterizzato da rumori e aspetti a lei sconosciuti.

Invece un bel giorno la signora Patrizia, dopo aver letto l’articolo- Legami in canile- , ci contattata per poter offrire un’altra chance proprio a Zoe.

 

La sua famiglia è da considerarsi ideale, fatta di persone molto accoglienti e gentili, che adorano stare insieme ai loro cani. Ci spiegano che abitano in una casa in campagna completamente recintata, in una zona abbastanza tranquilla. Si sono resi da subito disponibili ad un inserimento graduale sia per il cane che per loro.

Nonostante lo scenario perfetto, vivere con un cane anziano, con problemi di sordità e cecità, schivo con le persone non è detto che sia una scelta semplice.

Rapportarsi con un cane che presenta tali caratteristiche, può mandarti in frustrazione, proprio perché è difficile poter comprendere al pieno alcune dinamiche.

Ad esempio ognuno di noi ci rimane male quando chiamiamo il nostro cane e lui ci ignora, anche se il cane sta con noi da poco tempo. D’altro canto non è detto che il cane stesso riesca ad ambientarsi nella nuova situazione: nuovi spazi;  la famiglia; i bambini; rapportarsi con gli altri cani.

A sostegno di ciò, abbiamo iniziato a fare degli incontri a casa della famiglia.

Il primo ovviamente non è stato fantastico: Zoe era molto in difficoltà e anche il cane maschio, presente già in casa, non sembrava essere contento dell’intrusa.

Dopo diversi incontri graduali, l’accoglienza migliora e Zoe fa impercettibili progressi fino ad arrivare alla decisione finale:  Zoe può oltrepassare le porte del canile per poter entrare in una vera casa, per sempre!

Non appena varchiamo il cancello e la liberiamo, lei va subito senza esitazione nella zona dove era stato allestito il suo spazio. E’ stata una scena meravigliosa perché proprio lei cieca, sorda, vecchia e scorbutica, ha iniziato a muoversi nello spazio come se ci fosse sempre stata. Gli altri cani l’hanno completamente ignorata, come se fosse sempre stata li e dopo aver perlustrato bene tutte le zone della casa e del giardino, si è concessa un meritato riposo. Giornata perfetta.

Ovviamente abbiamo chiarito alla famiglia che forse Zoe non  si sarebbe mai avvicinata a loro, e che dovevano prendere in considerazione questa idea.

Con la pazienza, il tempo e il giusto approccio, le cose stanno migliorando. Addirittura  la sorda Zoe  ci sente pure! Quando la signora Patrizia la chiama, lei le va anche incontro si prende due carezze e se ne va, ed è passato solo un mese.

Una colpo di fortuna che non capita spesso, ma ho voluto proseguire questo racconto, sia perché non smetteremo mai di ringraziare la famiglia adottante e la forza di volontà Zoe, sia perché vorrei far passare il messaggio che adottare un cane è una scelta importante.

Non possiamo farlo solo perché abbiamo spazio in casa, perché abbiamo un giardino, perchè dobbiamo fare contento un figlio o dare una compagnia a un altro membro della famiglia. Prendersi cura di un cane significa scegliere di convivere con un altro essere senziente, non con una marionetta. Dobbiamo prendere in considerazione quali sono i nostri bisogni, le nostre esigenze e quali sono le necessità/difficoltà del cane e fare un passo indietro se capiamo che questi aspetti non sono compatibili.

Affidatevi ad un operatore che conosce il cane per fare una scelta consapevole, siate onesti con voi stessi e con il cane perché poi le scelte sbagliate ricadono su tutti.

L’invito mio e della ringiovanita Zoe è quindi di pensarci bene prima di adottare un cane. Lei è ringiovanita solo perché si sono impegnati tutti nel prendere consapevolezza dei propri bisogni, dei bisogni degli esseri già presenti e di quelli della nuova arrivata.

Silvia 
Dog Skills

Il 24 Agosto di quest’anno sono esattamente 3 anni che la vita di molte comunità del centro italia sono cambiate radicalmente.
Qualche mese dopo la prima forte scossa ricevemmo la chiamata di una mamma coraggio che insieme ad altre mamme aveva fondato un’associazione per creare dei servizi alle famiglie e ai bambini rimasti senza casa. Ci chiedevano un progetto di pet therapy per tutte le fasce scolastiche.
Una chiacchierata al telefono, una richiesta di aiuto fatta con estrema dignità, disperazione e forza, una combinazione che ti attraversa togliendoti il fiato.
La richiesta fu subito accolta ma nell’attimo dopo ci rendemmo conto di non aver mai fatto esperienze lavorative simili.

Mille dubbi sul contesto, una comunità montana, un approccio zootecnico, come avremmo fatto a lavorare sulla relazione?
Come saremmo riusciti a dare un significato diverso degli animali proprio in un momento di emergenza umanitaria?

La verità è che nessun corso ti prepara a questo. Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo davvero.
Senza perderci d’animo riunimmo tutte le risorse della nostra associazione più qualche aiutante  di buona volontà e iniziammo a studiare un progetto per quattro fasce di età.

Fummo ospitati per tutto il primo anno del progetto  nel conteneir donato da Save The Children, enorme.
Il primo giorno non me lo dimenticherò mai.
Mentre eravamo in un’aula con una classe dell’infanzia, altri bambini uscendo si misero a correre nel corridoio.
Tutto vibrava e fu il panico totale.
Ed ecco subito saltata la nostra scaletta. Come avremmo fatto  a lavorare tra urla e pianti di panico?
In realtà io avevo una gamba ingessata proprio nel periodo di inizio del progetto e questo mi aiutò parecchio a rompere il ghiaccio.
Tirai via le stampelle per correre e fare un pò il pagliaccio e a produrre vibrazioni del buonumore.

Ma quindi la pet therapy?

Pochi incontri più tardi e tante scosse dopo iniziammo a raccogliere i primi frutti.

Per l’infanzia nei due anni sucessivi avevamo organizzato degli incontri per la maggior parte referenziali, i bambini avevano bisogno di raccontare tantissimo e fare esempi.
Raccontare e dipingere le loro emozioni. Avevano tanto bisogno di attenzioni, di essere abbracciati e di inventare storie sugli animali che popolavano le loro montagne.

 

La primaria era la più laboriosa, aiutavano nelle attività dei più piccoli, avevano bisogno assolutamente di avere dei ruoli e volevano apprendere come il cane riuscisse a fare qualacosa sotto nostra gentile richiesta e non “comandandolo”. Realizzarono dei lapbook  APRENDO/APPRENDO che presentammo a qualche evento di raccolta fondi, in seguito.

 

Le medie inferiori.
Quell’età in cui la sofferenza arriva senza filtro, è devastante, ma la mente è altrettanto veloce e abile a strumentalizzare le circostanze e questo metteva in difficoltà gli adulti, incapaci di trovare un linguaggio comune.
In assoluto la fascia di età più difficile da penetrare. Avevano perso amici, avevano scavato insieme ai genitori per tirare fuori qualcuno, avevano soccorso chi si era buttato in strada. Piccoli già grandi e con un sentimento di credito con la vita.

Infine il liceo.
Dei ragazzi stupendi in cui vedi l’essenza di chi cresce in un mondo ricco di tradizioni, con un senso di appartenenza che  noi “urbani” tante volte non possiamo capire, tanti valori e un senso della famiglia fortissimo.
Con l’aiuto di un maestro della fotografia, che riusciva a trovare il tempo per noi nonostante i suoi impegni di lavoro con alcune delle più note riviste scientifiche  internazionali, riuscimmo a coinvolgere anche i più grandi, con un progetto di ricerca di scatti del territorio.
Ovviamente protagonisti sempre natura e animali.
Perchè mentre tutto intorno era distrutto lei, la montagna, era sempre li. Ferma.

L’anno successivo ci diedero lavori più specifici, riguardavo problemi di apprendimento, dispersione scolastica e una fascia di età che nel frattempo era diventata la più debole: gli anziani.

Sì. Le attenzioni dei media avevano prodotto un effetto love bombing e nel bene e nel male i bambini erano andati avanti.
Ma gli anziani, loro no. Nella frenesia del tutto non ci eravamo accorti che i più fragili erano loro.
Loro che avevano perso tutto e nella loro testa (e purtroppo per ora anche nella realtà) non lo avrebbero visto mai più.

Le più belle passeggiate della mia vita le ho fatte sottobraccio a loro, che non disegnavano di certo ma avevano bisogno di raccontare la loro la vita. I sacrifici, il lavoro, e le perdite dei loro cari. Di non essere riusciti a recuperare nulla o quasi dalle macerie e dei loro ricordi rimaneva solo un archivio nella loro memoria.
Il bisogno di ricordare per trattenere qualcosa. Per non perderlo anche lì.
E mentre i bambini inventavano un mondo bello per trovare piacere nella loro immaginazione, gli anziani lo facevano attraverso i ricordi.

Amatrice, ancora senza case,  ha costruito e dedicato un monumento a Camilla, cagnolina del nucleo dei Vigili del Fuoco che la notte del 24 agosto ha contributo ha salvare molte vite umane.

 

Per donare a L’ALBA DEI PICCOLI PASSI  visita il sito http://www.aapp-amatrice.it/

Canbiamente Evolution 24. 08.2019

La differenza tra una coppia in cui il cane più o meno ascolta ed una coppia affiatata, sta nella qualità del tempo che passano insieme, da quanto il proprietario ha deciso di mettersi in gioco per migliorare la relazione con il cane. È in questo modo che il nostro amico a 4 zampe ripone in esso la sua fiducia e la sua complicità nel fare qualcosa insieme a prescindere da premi, tecniche, etc.

Oggi si tende sempre di più a pubblicizzare via internet atteggiamenti da assumere con Fido, oltre che vademecum di cose da fare e da non fare per ottenere l’ascolto del cane o l’estinzione di un atteggiamento sgradito, con la promessa che dopo un certo numero di  incontri il cane  “obbedisce” al richiamo, alla condotta al guinzaglio, in passeggiata con altri cani etc. Così facendo, però, viene meno il significato di Relazione e  si rischia di banalizzare sia l’alterità animale sia il vissuto della persona in termini emotivi.

Partendo dal presupposto che, a mio avviso, ogni proprietario dovrebbe frequentare percorsi di educazione cinofila per poter conoscere il proprio cane fino in fondo, succede spesso che i “proprietari” si rivolgono a professionisti o a corsi online pensando di risolvere definitivamente i “problemi di gestione” del cane basandosi sull’ausilio di qualche tecnica/esperienza acquisita e senza più dover intervenire per far comprendere al cane “come si deve comportare”. Successivamente molti scoprono che le tecniche apprese perdono di efficacia oppure a nulla servono se non vengono affiancate da una presa di consapevolezza del significato di Relazione

”(…) Una virtù fondamentale per una corretta relazione è la consapevolezza, vale a dire attribuire valore al rapporto con il cane e desiderare di portarlo a eccellenza. (…) Un rapporto è tanto più consapevole quanto maggiore è l’impegno profuso nella relazione, aspetto che implica umiltà e curiosità, voglia cioè di incontrare il cane nella sua pienezza e autenticità proprio per porre la relazione nelle migliori condizioni per potersi esprimere e dedizione nell’aumentare la propria conoscenza rispetto alle caratteristiche del cane(..). (Bastardo a Chi? R. Marchesini)

La relazione è un lavoro di pazienza, coerenza, empatia. È un lavoro fatto di Conoscenza dell’altro (in termini etologici e soggettivi) ma ancor prima di sé stessi, è un lavoro di fiducia verso l’ altro e di autoascolto (Psicocinofilia©).

Ogni volta che ci relazioniamo con il cane i soggetti attivi e pensanti in quel momento sono due: noi ed il cane. Nel momento dell’interazione noi siamo co-protagonisti insieme al cane. Di conseguenza sono vere due affermazioni:

  • nell’ interazione con il cane dobbiamo forzatamente essere capaci di interpretare ed accogliere il suo IO, con il suo bagaglio esperenziale, cognitivo ed emotivo; dunque non si può pretendere che il cane soddisfi le nostre richieste semplicemente perché glielo abbiamo chiesto, con o senza l’aggiunta di tecniche e strategie. Il cane agisce non solo per pulsioni ed istinti, la sua vita è basata sulla relazione il che implica un’intelligenza emotiva non indifferente.
  • Non si può pensare di interagire con il cane e di lasciare fuori dall’ interazione la nostra componente esistenziale, il nostro io con il nostro vissuto, le nostre emozioni e sensazioni. Per mettersi in Gioco nella relazione con il cane è necessario sintonizzarsi  su noi stessi, sul nostro modo di stare nel mondo, sul “qui e ora”  .

Proprio rispetto a questo secondo aspetto nasce la Psicocinofilia©, un percorso teorico esperenziale, guidato da un team di psicologi ed educatori cinofili volto al lavoro di autoconsapevolezza di sé stessi nell’interazione con il cane. Un percorso innovativo, semplice ed efficace,  che porta  il proprietario ad una immediatezza dei risultati in termini di autoconsapevolezza  fisica ed emotiva, migliore interazione con l’animale, autocontrollo.

(Per info corsi canbiamente@gmail.com ) .

Il lavoro sull’autoconsapevolezza favorisce l’apertura verso l’alterità animale e, grazie all’acquisizione di nuove consapevolezze, la persona diventa maggiormente assertiva con un miglioramento in termini di coerenza comunicativa ed intelligenza emotiva.  Molte sono le testimonianze sull’efficacia del metodo circa i miglioramenti nella relazione con l’animale in seguito al lavoro sull’ autoconsapevolezza del sé durante l’interazione con il proprio pet.

(Per approfondimenti : http://www.marchepet.it/news/la-psicocinofilia-autoconsapevolezza-per-una-relazione-autentica-con-il-cane)

È importante comprendere l’importanza di vivere la relazione con il cane e, soprattutto, di garantire al cane un posto privilegiato nella nostra quotidianità senza relegarlo in cortile o lasciarlo spesso solo in casa. Il cane è un animale senziente che per vivere necessita di relazioni e di interazioni.  Come ho già scritto altre volte, il cane è un animale sociale fortemente collaborativo, per lui il NOI, inteso come interazione uomo-cane,  è vitale. Privarlo di queste interazioni con l’errata concezione che il cane può e/o deve stare fuori al giardino, o rimanere in casa da solo per ore tutti i giorni equivale a maltrattarlo in quanto lo si isola dal contesto familiare, provocando nel cane incomprensioni e frustrazioni. Il cane va vissuto, non preso e poi abbandonato a sé stesso!

L’amore incondizionato che il cane prova per l’uomo nulla può di fronte ad un proprietario che non vive la relazione. E per vivere la relazione con il cane è necessario fidarsi e affidarsi a lui.

“Se penseremo al cane come a un qualunque degli oggetti che possediamo,(…) sarà impossibile averlo come compagno: allora cercheremo le istruzioni per l’uso, gli interruttori giusti per poter ottenere le prestazioni volute. Sarà il modo stesso in cui mi rivolgerò a lui che mi impedirà di averlo come compagno. Avrò la pretesa di spegnerlo, sarò ossessionato dal controllo, vorrò esibirlo. Agli oggetti chiediamo di essere funzionali ai nostri utilizzi o di rappresentarci: in altre parole usiamo gli oggetti, non ci relazioniamo con loro. Il cane oggetto non partecipa e il proprietario meno che meno pensa di affidarsi a lui, di ricevere qualcosa di non richiesto, di pensare al rapporto come intesa e collaborazione”. (Bastardo a Chi? R. Marchesini).

Stephani Ciancetta
Canbiamente Evolution

Oggi parliamo di…. PETTORINA vs COLLARE

Vorrei lanciarvi uno spunto di riflessione sull’utilizzo della pettorina rispetto al collare.

Sia da un punto di vista medico veterinario che educativo-comportamentale consigliamo la pettorina rispetto al collare .

COLLARE:

  • Sia il collare a strozzo che quello fisso vanno ad agire sul collo del cane, che è una parte del corpo particolarmente delicata, potendo provocare a lungo andare possibili danni alle vertebre cervicali, ai muscoli, all’esofago, alla trachea, alla tiroide
  • Non evita che il cane tiri, anzi! Più noi tratteniamo il cane piu lui tirerà con forza per opporsi alla nostra spinta e cercare di raggiungere il suo obiettivo
  • Crea problemi di comunicazione con i suoi simili, i cani infatti quando si incontrano utilizzano il linguaggio del corpo per comunicano tra loro. Una postura rilassata con testa abbassata indica intenzioni pacifiche ma purtroppo quando viene tirato per il collo il canne assume non volontariamente una postura rigida, sollevata e con la testa molto alta. Ciò viene letto dall’altro cane come un atteggiamento di potenziale confronto. Non solo, i cani associano il dolore di un collare che tira alla comparsa di un loro simile, percependolo come una minaccia e ciò ne aumenta ulteriormente l’aggressività. Questi sono alcuni dei motivi per cui possono nascere incomprensioni comunicative tra cani che si incontrano al guinzaglio
  • Anche la relazione col proprietario viene compromessa, rendendo la passeggiata un momento conflittuale legato a sensazioni spiacevoli, dolore e stress

PETTORINA

I modelli consigliati sono la pettorina  ad “H” oppure la  “svedese” che abbracciano il cane e lasciano libero il movimento della spalla (è da evitare quella scapolare)

  • Rispetta il benessere del cane, anche se il cane tira non si fa male perché le pressioni sono distribuite su petto e tronco, senza toccare le ascelle
  • Lascia libertà di movimento e di espressione comportamentale potendo comunicare correttamente coi propri simili
  • Migliora la relazione tra cane e proprietario, il cane non si sente strozzato e tende a rilassarsi tirando meno al guinzaglio

Non dimentichiamoci però di dare delle indicazioni al nostro cane mentre siamo in passeggiata, non lasciamo che debba immaginare che direzione stiamo prendendo, se stiamo per fermarci o se dobbiamo aspettare per attraversare la strada, comunichiamo con lui!

Per concludere…pettorina e guinzaglio lungo associati a una corretta comunicazione con il corpo, permettono di rispettare il benessere animale e danno la possibilità a cane e proprietario di imparare a camminare insieme in maniera armoniosa, rendendo la passeggiata piacevole per entrambi!

Dott.ssa Elisa Bracci
Medico Veterinario
Educatore Cinofilo Siua

Vorrei iniziare descrivendovi questa immagine.

Lei è Zoe ed è in canile da quando è cucciola.
E’ arrivata insieme alle sue sorelle e come potete vedere da questa foto, veglia sulla sua ultima sorella morente. E’ il 14 febbraio 2014.

Quante volte ci ritroviamo ad assistere a queste scene in canile! Non so come definirlo, amore o rispetto, ma sicuramente sono scene fortemente emozionanti e spesso impensabili.

Vogliamo raccontarvene qualcuna per far luce su un aspetto molto intenso e che normalmente non trapela al pubblico.

Il canile per quanto ben tenuto sia è sempre un posto fatto di reclusione, di solitudine, di giornate ed odori sempre uguali, di poca interazione con il genere umano. Nei canili migliori capita che arrivino persone desiderose di adottare e allora si fanno conoscenze differenti dal solito. Contrariamente nei canili peggiori non si ha nemmeno la fortuna di rompere un po’ la monotonia delle solite facce, perché tanto nei posti peggiori non arrivano nemmeno visitatori. In questi posti, nonostante ciò, i cani riescono ad acquisire delle certezze e delle sicurezze, come capita a noi in casa nostra.

Che semplicemente sia sapere a che ora si mangia o dove posso nascondermi nel caso arrivi un evento che mi preoccupa, il cane riesce in un tempo molto soggettivo, ad acquisire delle certezze. Ed il compagno di box diventa parte di questa certezza. Capita che nascono dei legami così forti che a volte mettono anche in crisi il volontario.
Edo arriva in canile da me insieme a Margot, con cui sta da 10 mesi. Sono entrambi cani molto giovani, entrati insieme in canile poco dopo essere nati. Due piccoli discoli, felici e gioiosi che non vedono l’ora che arrivino i volontari per stare con loro.

Un bel giorno la femmina viene adottata da una famiglia e così all’improvviso se ne va e Edo rimane in canile. Due giorni dopo che Margot se n’è andata vado in canile e Edo non lo vedo. Lo chiamo, lo chiamo, mi affaccio al suo box e niente! Decido di entrare e lo trovo dentro la cuccia del suo box, non apre nemmeno gli occhi, non mangia e non ne vuole sapere di uscire. Proprio in questi momenti a te ,volontario, crolla il mondo addosso. Non puoi fare nulla, per quanto tu ci provi niente colma il senso di solitudine, la mancanza di certezze che questo piccolo moscerino sta provando. Sai benissimo che non puoi chiedere alla famiglia che ha adottato Margot di prendere anche lui perché non lo possono fare!
Questo piccoletto rimane lì, non mangia nemmeno le migliori prelibatezze che gli portano i volontari e TU non puoi che provare un senso di impotenza, crampi allo stomaco, hai solo una nascosta consapevolezza che non avevi altra scelta.
Questa volta però la fortuna ci ha assistito, dopo una settimana una bella famiglia si è innamorata di lui e il cane è andato a casa. A parte lo stordimento inziale adesso lo vedo correre felice con la sua nuova amica umana, che salta addosso a tutti quelli che lo guardano perché lui è felice di vivere e sentirsi dire che è bellissimo..è ritornato lui.

Un lieto fine che fa smettere al tuo stomaco di torcersi e che ogni tanto ci vuole per compensare invece tutte quelle storie che il lieto fine non ce l’hanno.

L’unica cosa che mi sento di dire è quindi questa: sono cani, non sono uomini, appartengono ad una specie diversa dalla nostra, ma anche loro provano forte emozioni e forse a volte, hanno più rispetto del loro “convivente” di quello che noi possiamo mai immaginarci.
Quindi se decidete di adottare un cane pensateci bene, perché voi diventerete la loro certezza!

Silvia
Dog Skills

Uno degli aspetti che più mi affascina della relazione uomo cane è la capacità che due specie così diverse morfologicamente e filogeneticamente hanno di entrare in comunicazione. In realtà quest’aspetto mi affascina in riferimento a tutte le specie che in qualche modo entrano in rapporto con me, come ad esempio i tre somarelli che vivono nel terreno di proprietà dei miei genitori o le api che curo nel medesimo terreno.

I miei percorsi di studio sono stati tutti incentrati sulla cinofilia, poco so di come approcciare altre specie, men che meno gli imenotteri, tuttavia alcuni principi noti mi sono stati comunque d’aiuto.

La cinofilia ci dice che la comunicazione del cane è:

Olfattiva-feromonale → canale olfattivoferomonale.

Questo tipo di comunicazione utilizza: urine, feci, secreti ghiandolari, feromoni,  grazie all’olfatto e al paraolfatto.

I cani, come è noto, hanno un olfatto potentissimo : su una spiaggia lunga 500 mt ,larga 50 e profonda 50 cm possono percepire due singoli granelli di una sostanza  specifica.

Hanno anche un potente organo per utilizzare il paraolfatto, che si basa sulla percezione e secrezione di feromoni, acidi grassi volatili, che vengono percepiti dall’organo vomero-nasale (di Jacobson), localizzato nel palato.

I feromoni sono presenti a livello di urina, zona perianale, zona urogenitale, cuscinetti plantari, area facciale, linee mammarie, TUTTO IL CORPO. Vengono emessi e percepiti in modo inconsapevole: ciò che l’animale percepisce è un’emozione o una modificazione del livello di attivazione emozionale.

 Vocale → canale uditivo

La comunicazione vocale si divide in:

  • VERBALE: suoni dotati di un significato
  • COVERBALE: tono, timbro, volume, armonia
  • PARAVERBALE: sospiri, sbadigli, ansimi

Body language e aptica → canale visivo+tattile

Questo modo di comunicazione si divide in

  • L’aptica: il contatto fisico
  • La postura: la posizione complessiva del corpo
  • La mimica: espressioni facciali
  • Il gestuale: i movimenti delle varie parti del corpo (coda, testa, orecchie, arti, mantello)
  • La prossemica: come occupo lo spazio in relazione all’altro
  • La cinetica: come mi muovo

Per quel che riguarda l’aptica , è importante riconoscere zone fredde e zone calde. In generale, il contatto con le parti dorsali (testa, collo) è consentito solo se c’è confidenza.

La prossemica è la posizione del corpo rispetto al referente.

  • Frontale: confronto, opposizione
  • Laterale: collaborazione, ingaggio
  • Obliqua: accoglienza
  • Di schiena: chiusura dell’interazione
  • Dietro: delega di iniziativa, richiesta di Protezione

Relativamente alla distanza:

  • Vicinanza: affiliazione
  • Lontananza: nessuna affiliazione o appoggio

Quest’esposizione del tema della comunicazione tra cane è assolutamente riduttiva, ma c’è un motivo per cui ho scelto di parlare solo degli aspetti su elencati.

Grazie a queste informazioni , adattandole alla situazione e cercando di leggere le risposte del corpo sono riuscita ad entrare in relazione anche con Terry, Ringo e Asso.

E’ stato il mio primo approccio con questa fantastica specie: I miei somarelli sono animali curiosi, ma timorosi.

L’area in cui vivono è recintata, e le mie arnie sono all’interno. Le prime volte che entravo, magari anche bardata da apicoltrice, si avvicinavano curiosi pur mantenendo la loro distanza di sicurezza. Ad ogni mio movimento si ritiravano, per poi rifare qualche passo avanti.

Al che ho provato: ho mostrato loro il fianco (vedi Prossemica Laterale: collaborazione, ingaggio), sguardo laterale (segnale di pacificazione) , mano aperta con il palmo verso l’alto. Ecco che Terry, la più matura, si avvicina… mi sfiora la mano con il nasone. Pregavo che non volesse anche assaggiarla, ma non avevo paura, ecco perché non ho trasmesso emozioni negative tramite i feromoni.

Stesso meccanismo per le occasioni successive, e spesso trascorreva parecchio tempo tra l’una e l’latra, tuttavia ogni volta ottenevo più fiducia.  Non appena cambiavo postura, mettendomi frontale, la reazione era di allontanamento.

Oltre alla felicità di aver fatto infine amicizia con Terry, Ringo e Asso, la mia riflessione è andata a quanto l’appartenenza alla classe dei mammiferi si concretizzi in  similitudine di comportamento. Ci riteniamo una specie superiore: noi siamo uomini e loro sono animali. In realtà siamo tutti animali: provate ad andare incontro ad un estraneo frontalmente e a passo veloce e vedrete se il suo sistema limbico non si preparerà ad una reazione attacco/fuga.

A voi non sembra affascinante tutto ciò? A me fa impazzire!

Claudia Tomassini
The Dutch Dog

 

 

 

PER FAR FELICE UN CANE CI VOGLIONO WELFARE E WELLBEING

Molti credono che per far felice un cane bisogna riempirlo di coccole, di attenzioni, dargli da mangiare, portarlo fuori a fare i bisogni, offrirgli un giaciglio sempre caldo,  pulito e profumato e magari giocarci un po’, così, come viene. Sicuramente l’accudimento del cane è fondamentale ma sono necessarie anche altre accortezze per rendere felice il nostro amico a 4 zampe.

Il 7 luglio 2012 “La Dichiarazione di Cambridge sulla coscienza” afferma che la maggior parte degli animali hanno consapevolezza di sé. Vale a dire che la maggior parte degli animali è cosciente e consapevole allo stesso livello degli essere umani.

Grazie a questa dichiarazione l’animale non viene più visto come semplice automa che vive esclusivamente nel qui e ora, incapace di proiettarsi nel passato o nel futuro, il cui comportamento è frutto dell’istinto o di condizionamenti. All’animale viene finalmente riconosciuto la capacità del pensiero attivo, dimostrando versatilità, flessibilità e la capacità di mettere in atto  comportamenti conseguenti la  valutazione degli eventi.

Molti studiosi hanno dichiarato, altresì, che esseri umani, primati, tutti i vertebrati ed un invertebrato, il polpo, possiedono strutture cognitive analoghe a quelle umane, che regolano gli stessi comportamenti e le stesse sensazioni: emozioni, comportamento , memoria a lungo termine.

Tra le emozioni evidenziate  troviamo:

  • rabbia
  • felicità
  • tristezza
  • disgusto
  • paura
  • sorpresa
  • gelosia
  • vergogna
  • imbarazzo
  • simpatia
  • gioia
  • noia
  • senso di colpa
  • orgoglio
  • invidia

Le emozioni hanno un ruolo determinante per adattare l’individuo all’ambiente e fungono da marcker positivo o negativo circa un luogo, un evento, una persona, una situazione, etc.

L’insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell’intelletto che procurano benessere e gioia in un momento più o meno lungo della vita corrisponde alla felicità.

Per poter comprendere lo stato di felicità del cane è necessario suddividerlo nelle sue diverse componenti:

  •  felicità biologica
  • felicità  psicologica

FELICITA’ BIOLOGICA  /WELLFARE: E’ quello stato di benessere che si raggiunge in seguito al soddisfacimento dei bisogni primari dovuti agli impulsi biologici quali: sete, fame, sonno, appagamento sessuale.

L’appagamento del bisogno primario porta ad una  condizione di serenità e di tranquillità temporanea che perdura fino al ripresentarsi dei bisogni in una condizione di attesa/stress e di infelicità. Inoltre rientrano in questo stato di benessere anche l’assenza di malnutrizione; comfort e ripari da intemperie; assenza di dolore, ferite e malattie; assenza di paura e stress.

FELICITA’ PSICOLOGICA / WELL BEING: La felicità psicologica del cane si sviluppa in senso fisico ,psichico, affettivo-relazionale ed emozionale.

L’attività fisica quotidiana insieme alle attività olfattive agiscono positivamente sul senso di benessere e rilassatezza. Dal punto di vista psichico è importante che il cane abbia una buona autostima e si senta capace di poter fare. In questo modo riuscirà a leggere gli eventi e le situazioni della quotidianità in maniera equilibrata, senza subire distress o traumi. Inoltre risultano fondamentali le sue esperienze primarie e secondarie di socializzazione, oltre a quelle di tipo ambientale, nonché il tipo di relazione all’interno del nucleo di appartenenza e con i suoi conspecifici (altri cani) e gli eterospecifi (altri animali).  La felicità e’ inoltre legata anche al numero e all’intensità delle emozioni positive che il cane sperimenta. Gli eventi di piacere sono sempre legati dalla motivazione, cioè una pulsione interna che spinge a mettere in atto certi comportamenti per raggiungere lo stato di gratificazione che ne deriva, al di là del risultato ottenuto.

L’etologo Roberto Marchesini ha individuato 18 diverse motivazioni:

  • predatoria
  • territoriale
  • protettiva
  • possessiva
  • perlustrativa
  • esplorativa di ricerca
  • epimeletica
  • competitiva
  • collaborativa
  • di corteggiamento
  • cinestesica
  • somestesica
  • comunicativa
  • et-epimeletica
  • affiliativa
  • sillegica
  • sociale.

Questo elenco permette di comprendere meglio quali possono essere le pulsioni interne che il cane necessita di mettere in atto al fine di sentire espressa la propria natura, la propria personalità, senza la quale  cade in uno stato ansioso e/o depressivo. Roberto Marchesini meglio definisce il well being come felicità di specie, ossia quella realizzazione profonda del sé, quel sentimento interno di pienezza che procura un senso di sicurezza e protezione del soggetto nel mondo.

Il soddisfacimento dei soli bisogni biologici, dunque, non è di per sé sufficiente per fare di un cane un cane felice.

Il raggiungimento della sua felicità completa si ottiene solo con il raggiungimento di tutte le felicità.  E’ necessario far vivere al nostro amico una vita nel pieno rispetto di tutti i suoi bisogni etologici ed individuali. Ciò gli permetterà di fare sempre più esperienze positive, con una costruzione del sé e del mondo in un’ottica di felicità. E non dimentichiamoci del  rinforzo delle difese immunitarie e della minore tendenza ad ammalarsi.

Ed è proprio così che mi piace pensare e vivere il cane, capace di godersi appieno, con autoconsapevolezza, determinazione e spensieratezza, la relazione con l’uomo, con gli animali, con l’ambiente e con le sfide  della  quotidianità.

Stephani Ciancetta
Canbiamente Evolution

La poesia ha il dono di affidare alle parole sentimenti, pensieri e riflessioni.

“Sono un cane, non sono una cosa”

“Io sono un cane. Sono un animale vivente e che respira. Provo dolore, gioia, amore, paura e piacere. Io non sono una cosa. Se verrò colpito, avrò lividi, sanguinerò, mi romperò. Sentirò dolore. Io non sono una cosa. Io sono un cane.  

Mi piace giocare, camminare, ma più di ogni altra cosa, mi diverto con il mio zaino, la mia famiglia, la mia gente. Non voglio nient’altro che stare dalla parte del mio umano. Voglio dormire dove dormi tu e camminare dove cammini. Sono un cane e provo amore … desidero compagnia.  

Mi piace il contatto di una mano gentile e la morbidezza di un buon letto. Voglio stare dentro la casa con la mia famiglia, non rimanere bloccato da una catena o da solo in un canile o in un cortile recintato per ore e ore. Sono nato per essere un compagno, non per vivere una vita di solitudine.  

Ho troppo freddo e ho troppo caldo. Sperimento la fame e la sete. Sono una creatura vivente, non una cosa.  

Quando te ne vai, voglio venire con te. Se resterò indietro, aspetterò con impazienza il tuo ritorno. Desidero ardentemente il suono della tua voce. Farò qualsiasi cosa per farti piacere. Vivo per essere il tuo prezioso compagno.  

Io sono un cane. Le mie azioni non sono dettate da denaro, avidità o odio. Non conosco pregiudizio. Vivo nel momento e sono governato da amore e lealtà.  

Non scambiarmi per un oggetto senza mente. Posso sentire e posso pensare. Posso sperimentare più del dolore fisico, posso provare paura e gioia. Posso provare amore e confusione. Ho delle emozioni. Capisco forse più di te. Sono in grado di comprendere le parole che mi dici, ma non riesci sempre a capirmi.  

Io sono un cane. Non sono in grado di prendermi cura di me stesso senza il tuo aiuto. Se scegli di legarmi e rifiutarti di nutrirmi, morirò di fame. Se mi abbandonerai su una strada rurale, sperimenterò paura e solitudine. Ti cercherò e mi chiederò perché sono stato lasciato indietro. Non sono un oggetto da buttare e dimenticare.  

Se scegli di lasciarmi in un rifugio, sarò spaventato e sconcertato. Guarderò il tuo ritorno a ogni passo che si avvicina alla mia gabbia.  

Sono un cane – una creatura vivente e che respira. Se scegli di portarmi a casa, ti prego di fornirmi le cose di cui ho bisogno per mantenermi sano e felice.  

Forniscimi buon cibo, acqua pulita, un caldo rifugio e il tuo amore. Non mi abbandonare. Non prendermi a calci. Non lasciarmi quando la tua vita diventa troppo occupata. Prenditi l’impegno per tutta la vita.  

Se mi abbandoni, non ho i mezzi per prendermi cura di me stesso. Sono in balia della gentilezza delle persone – se cado nelle mani sbagliate, la mia vita sarà rovinata.  

Sperimenterò dolore, paura e solitudine. Se finisco in un rifugio per animali, ho solo i miei occhi per implorare qualcuno che mi salvi, e la mia coda per mostrarti che sono un amico. Se ciò non è abbastanza, morirò.  

Io sono un cane. Voglio dare e ricevere amore. Voglio vivere. Io non sono una cosa Io non sono un pezzo di proprietà. Per favore non scartarmi. Per favore trattami con gentilezza, amore e rispetto. Prometto di ripagarti con amore incondizionato per tutto il tempo che vivrò”. 

Pelmy Elms

Noemi D’Ascanio
Canbiamente Evolution

Un’ombra furtiva si aggira per il mio giardino!

Piccolo, scattante, cammina rasente la recinzione approfittando della chioma degli ulivi nani per nascondersi e osservarmi. Deve capire le mie intenzioni! Sto per fare qualcosa che può mettere in pericolo la sua sopravvivenza o sto semplicemente servendo la cena?

Quest’ombra è un cane di taglia piccola che vive con me da circa 4 anni.

E’ Gino, ed è un cane semi selvatico.

Gino è approdato in canile a circa 2 mesi, con altri 7 fratelli, nessuna notizia della mamma. I piccoli erano terrorizzati dagli esseri umani: la sola vicinanza causava l’immobilità, il cosiddetto freezing.  Di conseguenza per svolgere le attività quotidiane degli operatori, o quelle straordinarie dei volontari, i piccoli erano presi in braccio e spostati come piccole rigide statue.

L’adozione di Gino da parte mia fu più o meno consapevole: sinceramente credevo di poter lavorare sulla sua prosocialità, allargare le sue competenze, prepararlo al mondo e poi magari trovargli un’adozione ad hoc, altrimenti l’avrei tenuto io.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la genetica!

Per molti mesi ho pensato fosse un fobico, come pure i suoi fratellini, alcuni dei quali purtroppo sono rimasti in canile. In realtà gli studi che ho intrapreso qualche tempo dopo aver accolto Gino in casa, che mi hanno portato a diventare Istruttore Cinofilo Riabilitatore, mi hanno aperto l’orizzonte.

Ricordo quando raccontavo ad un mio docente che avevo predisposto una Panic Room per Gino, così da permettergli di entrare nell’appartamento (lui preferiva chiudersi in un angolo del giardino) ed abituarsi ai rumori di una famiglia umana pur sentendosi sempre al sicuro. Mentre raccontavo parlavo della fobia di Gino, fino a che il docente disse: “se lui è capace di scegliere di entrare nella panic room, non è così fobico”.

Come non è così fobico? E quindi? Cos’è? Perché ogni volta che mi avvicino anche con la pappa in mano, cerca di confondersi con il muro, si irrigidisce come una statua e addirittura fa la pipi addosso.

Gino è un cane semi selvatico. Un cane che ha una struttura genetica leggermente diversa da quella dei nostri ‘pet’.

Ma come non addomesticato? Il cane è un animale domestico, anzi è l’ANIMALE DOMESTICO per antonomasia, amico fedele-il miglior amico dell’uomo!

Ciò non è del tutto vero: ci sono migliaia di cani nel mondo che pure avendo subito un processo di domesticazione non sono totalmente addomesticati, quindi non manifestano le caratteristiche di prosocialità, in particolare docilità che hanno i nostri cani.

Per approfondimenti rimando a letture più specializzate come: DOGS, di Raymond e Lorna Coppinger.

Tuttavia questa realtà è vissuta quotidianamente, direttamente da animalisti sul campo o indirettamente attraverso i social. Parlo degli innumerevoli post relativi a cani che vivono randagi, soprattutto nel Sud Italia, che sono oggetto di un accudimento malato da parte di volontari che cercano di catturarli e spedirli ovunque, dal Nord Italia alle Isole più vicine come Malta. Questi cani non hanno bisogno di essere salvati: hanno strutture sociali con divisione dei compiti per età, ruolo e rango, hanno capacità di sopravvivenza, flessibilità mentale per convivere con la società umana senza esserne partecipe. Sono cani preziosi, cani veri, non snaturati dalle manie antropocentriche che permeano la selezione di razza.

Gino è stato trovato con altri cuccioli e senza la mamma: volontari mossi dal principio del ‘tanto amore’ sottraggono i cuccioli che le sagge mamme mettono al sicuro mentre vanno a cercare il cibo. Li ‘salvano’ dalla strada per mandarli a morire psicologicamente, a volte anche realmente, in una gabbia di cemento, che sia quella di un canile o un lussuoso appartamento del centro di Milano.

Gino ora vive in campagna e quando gira libero per i campi apre il petto e tiene la coda ritta, orgoglioso delle sue capacità e delle sue competenze. Io e lui abbiamo raggiunto un equilibrio: io non lo stresso e lui non stressa me!

Siamo felici? No, lui sarebbe stato meglio in un gruppo sociale di cani liberi e il resto del nostro gruppo familiare, composto da altri 3 cani, non avrebbe dovuto gestire i problemi di integrazione e di comunicazione che abbiamo con lui.

L’importante tuttavia è che la nostra relazione, seppur zoppicante, sia basata sul rispetto.

Anche se ogni tanto Gino ha la faccia da…OMMIODDIOOOO…MORIREMO TUTTI!

Claudia Tomassini
The Dutch Dog

 

Le temperature si sono abbassate e molti proprietari si chiedono come proteggere il proprio cane e affrontare l’inverno nel modo migliore.

Ecco alcuni accorgimenti per salvaguardare la loro salute e garantire il loro benessere:

  • I cani non sono tutti uguali: quelli di taglia medio-grande sono molto più resistenti al freddo grazie alla maggiore massa corporea che li isola e permette loro di disperdere meno il calore, invece cani di piccola taglia hanno una massa molto minore rispetto alla superficie corporea e dunque hanno minori capacità di trattenere il calore.
  • La tipologia del mantello fa la differenza, ma non basta basarsi sulla lunghezza, l’elemento più importante è il sottopelo. I cani muniti di sottopelo sono ben equipaggiati contro il freddo attenzione invece a cani a pelo raso e con pochissimo sottopelo
  • Evitiamo gli eccessivi sbalzi di temperatura: se il cane vive in casa a temperature particolarmente alte e fuori è molto freddo cerchiamo di fare un passaggio graduale per acclimatarlo
  • Cappottino si o no?Al di la di mode, vezzi e antropomorfismi vari penso che a certe temperature e per certi cani sia sicuramente necessario, soprattutto per chi è abituato costantemente alle temperature di un appartamento. Parliamo ad esempio di anziani, taglie molto piccole, cani a pelo raso e magari con pochissimo adipe
  • Per i cani che vivono prevalentemente all’esterno garantiamo loro un riparo adeguato o almeno una cuccia ben coibentata, non troppo grande rispetto alle dimensioni dell’animale, sollevata da terra di alcuni cm e collocata in modo da proteggerlo dalle correnti e dall’umidità, magari potremmo aggiungere una tendina di gomma all’entrata
  • Particolare attenzione dovremo rivolgerla ad anziani, debilitati e cuccioli. Hanno minori capacità di termoregolarsi inoltre freddo e umidità abbassano le difese immunitarie, predisponendo a malattie o peggiorando condizioni già esistenti. Evitiamo dunque di lasciarli al freddo soprattutto di notte
  • Forniamo un’alimentazione adeguata: chi vive prevalentemente in esterno avrà bisogno di più calorie da bruciare per mantenere costante la propria temperatura corporea.
  • La cura del mantello è ancora più importante in inverno: spazzoliamolo spesso cosi da rinnovare il sottopelo e non laviamolo troppo frequentemente per non alterare il film lipidico che ricopre il mantello e che funge da isolante.
  • Ricordiamo che brutta stagione non vuol dire star chiusi in casa: non rinunciamo alla vita all’aperto che per i nostri amici resta sempre essenziale, non lasciamoli fermi per troppo tempo in esterno ad es. fuori di un negozio dove non possono entrare o in auto, proteggiamo dalle intemperie chi ne ha più bisogno e dopo una passeggiata sotto la pioggia o la neve assicuriamoci di aver asciugato bene il mantello.

Per concludere è vero che i cani resistono al freddo meglio di noi, ma tra sopravvivere e star bene c’è una bella differenza.

Se le temperature sono troppo rigide facciamoli entrare in casa e ricordiamo che niente scalda di più il nostro amico come il calore della sua famiglia, condividere la quotidianità con il proprio “branco” è la gioia più grande per qualsiasi cane!

 

Dott.ssa Elisa Bracci
Medico veterinario