L’arrivo di un neonato è un momento speciale e ricco di emozioni nuove per tutta la famiglia.
E come vivrà il nostro cane questo cambiamento?

Se pensiamo che il pensiero di genitorialità nasce e cresce nella mente della mamma e del papà e riconosciamo nel cane un essere senziente, non faremo fatica a sentire il bisogno di includerlo in questo progetto di costruzione del nuovo nido.

I genitori di solito iniziano a parlare di come spostare la mobilia, di che colore sarà la cameretta, la lista delle cose da acquistare e si iniziano a chiedere come sarà la vita in presenza del bambino e del cane o di più animali.

Ma vediamo di capire quali sono le domande più frequenti e le cose da sapere.

Spesso noi educatori veniamo inondati di domande, per esempio anche in merito alla profilassi da seguire ma questo aspetto è un compito del vostro veterinario.

In generale ogni cane dovrebbe

– effettuare le classiche vaccinazioni e il richiamo annuale

–effettuare periodicamente la sverminazione

(di solito una volta l’anno o più in caso di ingestioni di feci di altri animali)

– effettuare il trattamento contro i parassiti esterni, in questo caso è opportuno che sia un’altra persona a farlo

Da sapere  

LA MEDICINA OMEOPATICA PUO’ AVERE GRANDE EFFICACIA SUGLI ANIMALI, LA REATTIVITA’ ALLA SOMMINISTRAZIONE OMEOPATICA E’ ALTA MA NON SEMPRE EFFICACE AL 100% (variabili soggettive e ambientali).

TUTTAVIA IN PERIODI SENSIBILI O CON BAMBINI MOLTO PICCOLI IN CASA E’ CONSIGLIABILE PROVARE ANTIPARASSITARI DI QUESTO TIPO, SOPRATTUTTO SE GLI ANIMALI PRESENTI IN CASA NON FREQUENTANO AMBIENTI TROPPO INFESTATI

 

Per quanto riguarda l’aspetto dell’inserimento invece, considerando che l’attesa è lunga nove mesi, avremo tutto il tempo di accompagnare il cane verso la conoscenza di oggetti, vestitini e anche nuove abitudini.

Abituarlo gradualmente all’arrivo del neonato, ad esempio significa fargli vedere e annusare il pancione. Se dovete fare variazioni nell’ organizzazione della casa, come la preparazione della cameretta o l’eventuale spostamento della sua cuccia o delle sue ciotole, fatelo con largo anticipo.

L’arrivo del neonato non deve stravolgere le sue abitudini, la sua base sicura, potrà modificarle, ma gradualmente. Deve poter annusare gli indumenti del bambino prima del suo arrivo e se possibile anche qualche abitino indossato subito dopo il parto.

 E’ necessario ritagliarsi  un po’ di tempo per lui sia in gravidanza sia dopo l’arrivo del bebè (per fargli una coccola bastano 10 secondi!).

Il giorno del rientro, quando tornate a casa anche la mamma può salutarlo  e  rassicurarlo per qualche minuto magari mentre annusa la  carrozzina che già avrà visto e conosciuto precedentemente nella forma e nell’odore. Lasciamo che si avvicini e che annusi con tranquillità, non allontaniamolo. Se è troppo agitato calmiamolo, cerchiamo, per così dire, un equilibrio in sicurezza, ma non sgridiamolo nè allontaniamolo alzando la voce.

Quando il piccolo è finalmente arrivato a casa fate in modo che il cane viva delle emozioni positive.

Un esempio, se vi  trovate a condividere un momento potete premiarlo con una coccola e rilassarvi insieme magari offrendogli una masticazione o mentre la mamma allatta il bambino. Certamente, per compensare momenti così intensi non dimentichiamoci di offrire al cane delle passeggiate appaganti. Farlo sempre sarà ovviamente impossibile, ma se lo farete abbastanza spesso il nuovo arrivo avrà più possibilità di essere  percepito come annunciazione di emozioni ed esperienze positive, quasi un portafortuna. Comunque un cambiamento in positivo.

Mentre vi prendete cura del bambino  lasciate che il cane partecipi, guardi, annusi, tocchi le varie cose, i vestitini, fa parte della famiglia nei limiti del buon senso.

Non allontanate mai il cane, per comodità, per timore o altro, quando vi dovete occupare del bambino, potrete innescare un meccanismo di competizione e indurlo a divenire quantomeno sospettoso. In questo caso il messaggio sarà “ da quando c’è lui  io vengo messo da parte”, ed è alta la possibilità che possa crearsi uno stato di frustrazione.

Non vi arrabbiate se il cane cerca di leccare il bambino, lo sta esplorando e perché no, manifestando la sua motivazione epimeletica (prendersi cura di.. ).

Se glielo proibite in malo modo gli state praticamente dicendo che non deve affiliarsi  a lui. Lasciategli leccare un piedino, un cane sano, ben curato non trasmette nessuna malattia.

Via via che il bambino cresce potrete  insegnargli il modo corretto di interagire, il rispetto degli spazi e la correttezza delle modalità comunicative, un esercizio non solo educativo ma anche molto funzionale se lo vediamo in un’ottica più generale. E anche se ormai sono cose di altri tempi, non permettetegli di tirare la coda e le orecchie, nè strappare peli o fare altri dispetti perché non solo non è rispettoso nei confronti del nostro compagno a quattro zampe, ma sarebbe anche non proprio educativo.

Riportiamo la testimonianza di Giorgia, una bellissima mamma in dolce attesa che ci racconta cosa pensa:

“le persone mi chiedono cosa farò quando nascerà la bambina, cosa farò con LUI. In tanti mi hanno fatto questa domanda..questo mi ha reso triste. L’idea di molti è che questa specie animale non provi emozioni, non abbia sentimenti, non abbia capacità cognitive. Lui, il mio Jonny che ha capito da un pezzo che mamma ha in grembo un ospite speciale, ha cambiato le sue abitudini nei miei confronti e si è adattato ancora di più a me. Nel mio più totale rispetto. E io che dovrei fare con lui? Rilegarlo fuori per evitare problemi di spazio o addirittura di pelo? MMMMMM, la vedo una cosa molto poco rispettosa. Mi dispiace.
Per cui volevo informare tutti i tuttologi che “Jonny è quasi magia” starà con noi e condividerà questo lieto arrivo nei tempi e nei modi che lui vorrà”.

Auguri a Giorgia e alla sua famiglia, e se avete bisogno di qualche consiglio non esitate a chiedere a un educatore o un aiuto a un dog sitter (rigorosamente con approccio cognitivo zooantropologico!!!!!).

_ Altra testimonianza e altri consigli http://www.marchepet.it/educazione-cinofila/caro-fido-e-in-arrivo-un-bebe

Barbara Bruni
Canbiamente Evolution

 

La giornata di lavoro è finita, rientriamo in casa stanchi e sfiniti, l’unico desiderio è fare una bella doccia e sprofondare sul divano. Appena apriamo la porta, una carica di energia ci investe e ci ricorda che abbiamo un cane! Lui ci guarda e con occhi imploranti ci chiede attenzioni. Ok, guinzaglio e pettorina e si va fuori per il giro bisogni. Finalmente soddisfatti i bisogni primari, letto il giornale canino pattugliando con il naso tutto il giardinetto, fatte due slappate d’acqua…ora si avventa su un bastoncino di legno e ci guarda di nuovo con occhi imploranti…GIOCHIAMO?!!

La maggior parte degli umani compagni dei quattro zampe non si rende conto che quello sguardo è il portale per una realtà parallela, un mondo di fantasia che se colto per quello che è ci farebbe vivere ogni volta un’esperienza come Alice nel Paese delle Meraviglie.

Lo scorso mese ho avuto il piacere di ospitare Attilio Miconi, Istruttore Cinofilo Riabilitatore che si occupa da oltre trent’anni di cinofilia, con il suo seminario Mente In Gioco.

Attilio ci ha aperto gli occhi sul Paese delle Meraviglie in cui ci vogliono condurre i nostri cani.

Il gioco si esprime in clima rilassato, non risponde ad una necessità impellente, ci sottopone ad uno stress positivo (eustress) perché entrambe le parti possono interromperlo quando vogliono.

Il gioco:

  •  performativo, cioè un gioco molto movimentato con alto livello di fisicità e attivazione emozionale, senza ansia da prestazione.
  • cognitivo, caratterizzato dalla finzione e scambio dei ruoli, senza mettere in discussione i veri ruoli nel gruppo sociale familiare. Se nella quotidianità abbiamo strutturato una buona relazione con il nostro cane, nel gioco possiamo tranquillamente togliere il cappello del ‘leader indiscusso’ senza minare il reale rispetto che il cane nutre nei nostri confronti.
  • comico, finalizzato solo al puro divertimento ed emozioni positive.

Tuttavia il gioco svolge un ruolo molto importante, per questo lo è altrettanto saper giocare con il nostro cane e soprattutto dedicare tempo al gioco.

Il gioco permette di esprimere senza alcun fine dei modelli comportamentali che appartengono all’etogramma del cane e che nella vita reale hanno obiettivi precisi. E’ una sorta di allenamento e soprattutto di appagamento del cane, che accompagnandoci nella vita quotidiana umana spesso deve inibirne l’espressione.

Il gioco inoltre è un metodo di apprendimento, come ad esempio con il problem solving.

Ogni individuo ha una zona effettiva di sviluppo, cioè l’attuale capacità di risolvere un problema; una zona potenziale di sviluppo, cioè la capacità di risolvere problemi sotto la guida di un adulto o di un coetaneo più capace.

Attraverso il gioco, possiamo offrire la nostra collaborazione al cane per aiutarlo ad avanzare verso la sua zona potenziale di sviluppo. E’ importante però accompagnarlo a piccoli passi, in modo da restare sempre nel campo dell’eustress e non sottoporlo al contrario, cioè distress, che ne bloccherebbe lo sviluppo cognitivo.

E’ importante quindi giocare, “leggendo” sempre il nostro cane, mettendoci in piano di reale collaborazione, aiutandolo laddove non riesce senza però minarne l’autostima.

Cosa si intende per collaborazione?

Un esempio che mi ha colpito personalmente è stato sul gioco con la pallina, non proprio quello a cui siamo abituati ma simile. Se il cane non vuole lasciarci la pallina, spesso ci concentriamo su quest’ultima, come se fosse un affronto o una mancanza di fiducia. Attilio invece ci ha esortati a pensare al cane, ad aiutarlo realmente, dimenticando l’oggetto.

Ecco, credo che il Paese delle Meraviglie possa essere realmente scoperto facendo questo: giochiamo pensando al nostro cane!

_ Se volete sapere com’era il gioco della pallina… non mancate al prossimo appuntamento con Attilio Miconi_

 

Claudia Tomassini
The Dutch Dog

 

Vi ricordate l’articolo “Legami in canile”?

http://www.marchepet.it/educazione-cinofila/legami-in-canile

Nel raccontare la sua storia, avevo deciso di pubblicare una foto molto esplicativa ovvero Zoe, cane di 17 anni, che veglia sulla sorella morta in canile il giorno di San Valentino.

Ora per Zoe si sono magicamente aperte le porte del canile e potrà trascorrere la sua vecchiaia in famiglia!

Spesso banalizziamo questo evento e capita di sentire frasi comune del tipo: – ora starà meglio; – perché non dovrebbe ambientarsi subito in famiglia; – io voglio bene ai cani, starà benissimo; –  vuoi mettere un canile con casa mia!

Non è assolutamente facile adattarsi ad un nuovo ambiente, soprattutto dopo una vita passata in canile.

Zoe è sempre stata molto schiva, diffidente verso le persone, ambienti troppo “umanizzati” la preoccupavano, addirittura non riusciva ad uscire in passeggiata senza il suo compagno di box.

Tenendo conto delle sue difficoltà e della sua età, sarebbe stato difficile pensare di  inserirla in un contesto urbano, caratterizzato da rumori e aspetti a lei sconosciuti.

Invece un bel giorno la signora Patrizia, dopo aver letto l’articolo- Legami in canile- , ci contattata per poter offrire un’altra chance proprio a Zoe.

 

La sua famiglia è da considerarsi ideale, fatta di persone molto accoglienti e gentili, che adorano stare insieme ai loro cani. Ci spiegano che abitano in una casa in campagna completamente recintata, in una zona abbastanza tranquilla. Si sono resi da subito disponibili ad un inserimento graduale sia per il cane che per loro.

Nonostante lo scenario perfetto, vivere con un cane anziano, con problemi di sordità e cecità, schivo con le persone non è detto che sia una scelta semplice.

Rapportarsi con un cane che presenta tali caratteristiche, può mandarti in frustrazione, proprio perché è difficile poter comprendere al pieno alcune dinamiche.

Ad esempio ognuno di noi ci rimane male quando chiamiamo il nostro cane e lui ci ignora, anche se il cane sta con noi da poco tempo. D’altro canto non è detto che il cane stesso riesca ad ambientarsi nella nuova situazione: nuovi spazi;  la famiglia; i bambini; rapportarsi con gli altri cani.

A sostegno di ciò, abbiamo iniziato a fare degli incontri a casa della famiglia.

Il primo ovviamente non è stato fantastico: Zoe era molto in difficoltà e anche il cane maschio, presente già in casa, non sembrava essere contento dell’intrusa.

Dopo diversi incontri graduali, l’accoglienza migliora e Zoe fa impercettibili progressi fino ad arrivare alla decisione finale:  Zoe può oltrepassare le porte del canile per poter entrare in una vera casa, per sempre!

Non appena varchiamo il cancello e la liberiamo, lei va subito senza esitazione nella zona dove era stato allestito il suo spazio. E’ stata una scena meravigliosa perché proprio lei cieca, sorda, vecchia e scorbutica, ha iniziato a muoversi nello spazio come se ci fosse sempre stata. Gli altri cani l’hanno completamente ignorata, come se fosse sempre stata li e dopo aver perlustrato bene tutte le zone della casa e del giardino, si è concessa un meritato riposo. Giornata perfetta.

Ovviamente abbiamo chiarito alla famiglia che forse Zoe non  si sarebbe mai avvicinata a loro, e che dovevano prendere in considerazione questa idea.

Con la pazienza, il tempo e il giusto approccio, le cose stanno migliorando. Addirittura  la sorda Zoe  ci sente pure! Quando la signora Patrizia la chiama, lei le va anche incontro si prende due carezze e se ne va, ed è passato solo un mese.

Una colpo di fortuna che non capita spesso, ma ho voluto proseguire questo racconto, sia perché non smetteremo mai di ringraziare la famiglia adottante e la forza di volontà Zoe, sia perché vorrei far passare il messaggio che adottare un cane è una scelta importante.

Non possiamo farlo solo perché abbiamo spazio in casa, perché abbiamo un giardino, perchè dobbiamo fare contento un figlio o dare una compagnia a un altro membro della famiglia. Prendersi cura di un cane significa scegliere di convivere con un altro essere senziente, non con una marionetta. Dobbiamo prendere in considerazione quali sono i nostri bisogni, le nostre esigenze e quali sono le necessità/difficoltà del cane e fare un passo indietro se capiamo che questi aspetti non sono compatibili.

Affidatevi ad un operatore che conosce il cane per fare una scelta consapevole, siate onesti con voi stessi e con il cane perché poi le scelte sbagliate ricadono su tutti.

L’invito mio e della ringiovanita Zoe è quindi di pensarci bene prima di adottare un cane. Lei è ringiovanita solo perché si sono impegnati tutti nel prendere consapevolezza dei propri bisogni, dei bisogni degli esseri già presenti e di quelli della nuova arrivata.

Silvia 
Dog Skills

Il 24 Agosto di quest’anno sono esattamente 3 anni che la vita di molte comunità del centro italia sono cambiate radicalmente.
Qualche mese dopo la prima forte scossa ricevemmo la chiamata di una mamma coraggio che insieme ad altre mamme aveva fondato un’associazione per creare dei servizi alle famiglie e ai bambini rimasti senza casa. Ci chiedevano un progetto di pet therapy per tutte le fasce scolastiche.
Una chiacchierata al telefono, una richiesta di aiuto fatta con estrema dignità, disperazione e forza, una combinazione che ti attraversa togliendoti il fiato.
La richiesta fu subito accolta ma nell’attimo dopo ci rendemmo conto di non aver mai fatto esperienze lavorative simili.

Mille dubbi sul contesto, una comunità montana, un approccio zootecnico, come avremmo fatto a lavorare sulla relazione?
Come saremmo riusciti a dare un significato diverso degli animali proprio in un momento di emergenza umanitaria?

La verità è che nessun corso ti prepara a questo. Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo davvero.
Senza perderci d’animo riunimmo tutte le risorse della nostra associazione più qualche aiutante  di buona volontà e iniziammo a studiare un progetto per quattro fasce di età.

Fummo ospitati per tutto il primo anno del progetto  nel conteneir donato da Save The Children, enorme.
Il primo giorno non me lo dimenticherò mai.
Mentre eravamo in un’aula con una classe dell’infanzia, altri bambini uscendo si misero a correre nel corridoio.
Tutto vibrava e fu il panico totale.
Ed ecco subito saltata la nostra scaletta. Come avremmo fatto  a lavorare tra urla e pianti di panico?
In realtà io avevo una gamba ingessata proprio nel periodo di inizio del progetto e questo mi aiutò parecchio a rompere il ghiaccio.
Tirai via le stampelle per correre e fare un pò il pagliaccio e a produrre vibrazioni del buonumore.

Ma quindi la pet therapy?

Pochi incontri più tardi e tante scosse dopo iniziammo a raccogliere i primi frutti.

Per l’infanzia nei due anni sucessivi avevamo organizzato degli incontri per la maggior parte referenziali, i bambini avevano bisogno di raccontare tantissimo e fare esempi.
Raccontare e dipingere le loro emozioni. Avevano tanto bisogno di attenzioni, di essere abbracciati e di inventare storie sugli animali che popolavano le loro montagne.

 

La primaria era la più laboriosa, aiutavano nelle attività dei più piccoli, avevano bisogno assolutamente di avere dei ruoli e volevano apprendere come il cane riuscisse a fare qualacosa sotto nostra gentile richiesta e non “comandandolo”. Realizzarono dei lapbook  APRENDO/APPRENDO che presentammo a qualche evento di raccolta fondi, in seguito.

 

Le medie inferiori.
Quell’età in cui la sofferenza arriva senza filtro, è devastante, ma la mente è altrettanto veloce e abile a strumentalizzare le circostanze e questo metteva in difficoltà gli adulti, incapaci di trovare un linguaggio comune.
In assoluto la fascia di età più difficile da penetrare. Avevano perso amici, avevano scavato insieme ai genitori per tirare fuori qualcuno, avevano soccorso chi si era buttato in strada. Piccoli già grandi e con un sentimento di credito con la vita.

Infine il liceo.
Dei ragazzi stupendi in cui vedi l’essenza di chi cresce in un mondo ricco di tradizioni, con un senso di appartenenza che  noi “urbani” tante volte non possiamo capire, tanti valori e un senso della famiglia fortissimo.
Con l’aiuto di un maestro della fotografia, che riusciva a trovare il tempo per noi nonostante i suoi impegni di lavoro con alcune delle più note riviste scientifiche  internazionali, riuscimmo a coinvolgere anche i più grandi, con un progetto di ricerca di scatti del territorio.
Ovviamente protagonisti sempre natura e animali.
Perchè mentre tutto intorno era distrutto lei, la montagna, era sempre li. Ferma.

L’anno successivo ci diedero lavori più specifici, riguardavo problemi di apprendimento, dispersione scolastica e una fascia di età che nel frattempo era diventata la più debole: gli anziani.

Sì. Le attenzioni dei media avevano prodotto un effetto love bombing e nel bene e nel male i bambini erano andati avanti.
Ma gli anziani, loro no. Nella frenesia del tutto non ci eravamo accorti che i più fragili erano loro.
Loro che avevano perso tutto e nella loro testa (e purtroppo per ora anche nella realtà) non lo avrebbero visto mai più.

Le più belle passeggiate della mia vita le ho fatte sottobraccio a loro, che non disegnavano di certo ma avevano bisogno di raccontare la loro la vita. I sacrifici, il lavoro, e le perdite dei loro cari. Di non essere riusciti a recuperare nulla o quasi dalle macerie e dei loro ricordi rimaneva solo un archivio nella loro memoria.
Il bisogno di ricordare per trattenere qualcosa. Per non perderlo anche lì.
E mentre i bambini inventavano un mondo bello per trovare piacere nella loro immaginazione, gli anziani lo facevano attraverso i ricordi.

Amatrice, ancora senza case,  ha costruito e dedicato un monumento a Camilla, cagnolina del nucleo dei Vigili del Fuoco che la notte del 24 agosto ha contributo ha salvare molte vite umane.

 

Per donare a L’ALBA DEI PICCOLI PASSI  visita il sito http://www.aapp-amatrice.it/

Canbiamente Evolution 24. 08.2019

La differenza tra una coppia in cui il cane più o meno ascolta ed una coppia affiatata, sta nella qualità del tempo che passano insieme, da quanto il proprietario ha deciso di mettersi in gioco per migliorare la relazione con il cane. È in questo modo che il nostro amico a 4 zampe ripone in esso la sua fiducia e la sua complicità nel fare qualcosa insieme a prescindere da premi, tecniche, etc.

Oggi si tende sempre di più a pubblicizzare via internet atteggiamenti da assumere con Fido, oltre che vademecum di cose da fare e da non fare per ottenere l’ascolto del cane o l’estinzione di un atteggiamento sgradito, con la promessa che dopo un certo numero di  incontri il cane  “obbedisce” al richiamo, alla condotta al guinzaglio, in passeggiata con altri cani etc. Così facendo, però, viene meno il significato di Relazione e  si rischia di banalizzare sia l’alterità animale sia il vissuto della persona in termini emotivi.

Partendo dal presupposto che, a mio avviso, ogni proprietario dovrebbe frequentare percorsi di educazione cinofila per poter conoscere il proprio cane fino in fondo, succede spesso che i “proprietari” si rivolgono a professionisti o a corsi online pensando di risolvere definitivamente i “problemi di gestione” del cane basandosi sull’ausilio di qualche tecnica/esperienza acquisita e senza più dover intervenire per far comprendere al cane “come si deve comportare”. Successivamente molti scoprono che le tecniche apprese perdono di efficacia oppure a nulla servono se non vengono affiancate da una presa di consapevolezza del significato di Relazione

”(…) Una virtù fondamentale per una corretta relazione è la consapevolezza, vale a dire attribuire valore al rapporto con il cane e desiderare di portarlo a eccellenza. (…) Un rapporto è tanto più consapevole quanto maggiore è l’impegno profuso nella relazione, aspetto che implica umiltà e curiosità, voglia cioè di incontrare il cane nella sua pienezza e autenticità proprio per porre la relazione nelle migliori condizioni per potersi esprimere e dedizione nell’aumentare la propria conoscenza rispetto alle caratteristiche del cane(..). (Bastardo a Chi? R. Marchesini)

La relazione è un lavoro di pazienza, coerenza, empatia. È un lavoro fatto di Conoscenza dell’altro (in termini etologici e soggettivi) ma ancor prima di sé stessi, è un lavoro di fiducia verso l’ altro e di autoascolto (Psicocinofilia©).

Ogni volta che ci relazioniamo con il cane i soggetti attivi e pensanti in quel momento sono due: noi ed il cane. Nel momento dell’interazione noi siamo co-protagonisti insieme al cane. Di conseguenza sono vere due affermazioni:

  • nell’ interazione con il cane dobbiamo forzatamente essere capaci di interpretare ed accogliere il suo IO, con il suo bagaglio esperenziale, cognitivo ed emotivo; dunque non si può pretendere che il cane soddisfi le nostre richieste semplicemente perché glielo abbiamo chiesto, con o senza l’aggiunta di tecniche e strategie. Il cane agisce non solo per pulsioni ed istinti, la sua vita è basata sulla relazione il che implica un’intelligenza emotiva non indifferente.
  • Non si può pensare di interagire con il cane e di lasciare fuori dall’ interazione la nostra componente esistenziale, il nostro io con il nostro vissuto, le nostre emozioni e sensazioni. Per mettersi in Gioco nella relazione con il cane è necessario sintonizzarsi  su noi stessi, sul nostro modo di stare nel mondo, sul “qui e ora”  .

Proprio rispetto a questo secondo aspetto nasce la Psicocinofilia©, un percorso teorico esperenziale, guidato da un team di psicologi ed educatori cinofili volto al lavoro di autoconsapevolezza di sé stessi nell’interazione con il cane. Un percorso innovativo, semplice ed efficace,  che porta  il proprietario ad una immediatezza dei risultati in termini di autoconsapevolezza  fisica ed emotiva, migliore interazione con l’animale, autocontrollo.

(Per info corsi canbiamente@gmail.com ) .

Il lavoro sull’autoconsapevolezza favorisce l’apertura verso l’alterità animale e, grazie all’acquisizione di nuove consapevolezze, la persona diventa maggiormente assertiva con un miglioramento in termini di coerenza comunicativa ed intelligenza emotiva.  Molte sono le testimonianze sull’efficacia del metodo circa i miglioramenti nella relazione con l’animale in seguito al lavoro sull’ autoconsapevolezza del sé durante l’interazione con il proprio pet.

(Per approfondimenti : http://www.marchepet.it/news/la-psicocinofilia-autoconsapevolezza-per-una-relazione-autentica-con-il-cane)

È importante comprendere l’importanza di vivere la relazione con il cane e, soprattutto, di garantire al cane un posto privilegiato nella nostra quotidianità senza relegarlo in cortile o lasciarlo spesso solo in casa. Il cane è un animale senziente che per vivere necessita di relazioni e di interazioni.  Come ho già scritto altre volte, il cane è un animale sociale fortemente collaborativo, per lui il NOI, inteso come interazione uomo-cane,  è vitale. Privarlo di queste interazioni con l’errata concezione che il cane può e/o deve stare fuori al giardino, o rimanere in casa da solo per ore tutti i giorni equivale a maltrattarlo in quanto lo si isola dal contesto familiare, provocando nel cane incomprensioni e frustrazioni. Il cane va vissuto, non preso e poi abbandonato a sé stesso!

L’amore incondizionato che il cane prova per l’uomo nulla può di fronte ad un proprietario che non vive la relazione. E per vivere la relazione con il cane è necessario fidarsi e affidarsi a lui.

“Se penseremo al cane come a un qualunque degli oggetti che possediamo,(…) sarà impossibile averlo come compagno: allora cercheremo le istruzioni per l’uso, gli interruttori giusti per poter ottenere le prestazioni volute. Sarà il modo stesso in cui mi rivolgerò a lui che mi impedirà di averlo come compagno. Avrò la pretesa di spegnerlo, sarò ossessionato dal controllo, vorrò esibirlo. Agli oggetti chiediamo di essere funzionali ai nostri utilizzi o di rappresentarci: in altre parole usiamo gli oggetti, non ci relazioniamo con loro. Il cane oggetto non partecipa e il proprietario meno che meno pensa di affidarsi a lui, di ricevere qualcosa di non richiesto, di pensare al rapporto come intesa e collaborazione”. (Bastardo a Chi? R. Marchesini).

Stephani Ciancetta
Canbiamente Evolution

Oggi parliamo di…. PETTORINA vs COLLARE

Vorrei lanciarvi uno spunto di riflessione sull’utilizzo della pettorina rispetto al collare.

Sia da un punto di vista medico veterinario che educativo-comportamentale consigliamo la pettorina rispetto al collare .

COLLARE:

  • Sia il collare a strozzo che quello fisso vanno ad agire sul collo del cane, che è una parte del corpo particolarmente delicata, potendo provocare a lungo andare possibili danni alle vertebre cervicali, ai muscoli, all’esofago, alla trachea, alla tiroide
  • Non evita che il cane tiri, anzi! Più noi tratteniamo il cane piu lui tirerà con forza per opporsi alla nostra spinta e cercare di raggiungere il suo obiettivo
  • Crea problemi di comunicazione con i suoi simili, i cani infatti quando si incontrano utilizzano il linguaggio del corpo per comunicano tra loro. Una postura rilassata con testa abbassata indica intenzioni pacifiche ma purtroppo quando viene tirato per il collo il canne assume non volontariamente una postura rigida, sollevata e con la testa molto alta. Ciò viene letto dall’altro cane come un atteggiamento di potenziale confronto. Non solo, i cani associano il dolore di un collare che tira alla comparsa di un loro simile, percependolo come una minaccia e ciò ne aumenta ulteriormente l’aggressività. Questi sono alcuni dei motivi per cui possono nascere incomprensioni comunicative tra cani che si incontrano al guinzaglio
  • Anche la relazione col proprietario viene compromessa, rendendo la passeggiata un momento conflittuale legato a sensazioni spiacevoli, dolore e stress

PETTORINA

I modelli consigliati sono la pettorina  ad “H” oppure la  “svedese” che abbracciano il cane e lasciano libero il movimento della spalla (è da evitare quella scapolare)

  • Rispetta il benessere del cane, anche se il cane tira non si fa male perché le pressioni sono distribuite su petto e tronco, senza toccare le ascelle
  • Lascia libertà di movimento e di espressione comportamentale potendo comunicare correttamente coi propri simili
  • Migliora la relazione tra cane e proprietario, il cane non si sente strozzato e tende a rilassarsi tirando meno al guinzaglio

Non dimentichiamoci però di dare delle indicazioni al nostro cane mentre siamo in passeggiata, non lasciamo che debba immaginare che direzione stiamo prendendo, se stiamo per fermarci o se dobbiamo aspettare per attraversare la strada, comunichiamo con lui!

Per concludere…pettorina e guinzaglio lungo associati a una corretta comunicazione con il corpo, permettono di rispettare il benessere animale e danno la possibilità a cane e proprietario di imparare a camminare insieme in maniera armoniosa, rendendo la passeggiata piacevole per entrambi!

Dott.ssa Elisa Bracci
Medico Veterinario
Educatore Cinofilo Siua

Vorrei iniziare descrivendovi questa immagine.

Lei è Zoe ed è in canile da quando è cucciola.
E’ arrivata insieme alle sue sorelle e come potete vedere da questa foto, veglia sulla sua ultima sorella morente. E’ il 14 febbraio 2014.

Quante volte ci ritroviamo ad assistere a queste scene in canile! Non so come definirlo, amore o rispetto, ma sicuramente sono scene fortemente emozionanti e spesso impensabili.

Vogliamo raccontarvene qualcuna per far luce su un aspetto molto intenso e che normalmente non trapela al pubblico.

Il canile per quanto ben tenuto sia è sempre un posto fatto di reclusione, di solitudine, di giornate ed odori sempre uguali, di poca interazione con il genere umano. Nei canili migliori capita che arrivino persone desiderose di adottare e allora si fanno conoscenze differenti dal solito. Contrariamente nei canili peggiori non si ha nemmeno la fortuna di rompere un po’ la monotonia delle solite facce, perché tanto nei posti peggiori non arrivano nemmeno visitatori. In questi posti, nonostante ciò, i cani riescono ad acquisire delle certezze e delle sicurezze, come capita a noi in casa nostra.

Che semplicemente sia sapere a che ora si mangia o dove posso nascondermi nel caso arrivi un evento che mi preoccupa, il cane riesce in un tempo molto soggettivo, ad acquisire delle certezze. Ed il compagno di box diventa parte di questa certezza. Capita che nascono dei legami così forti che a volte mettono anche in crisi il volontario.
Edo arriva in canile da me insieme a Margot, con cui sta da 10 mesi. Sono entrambi cani molto giovani, entrati insieme in canile poco dopo essere nati. Due piccoli discoli, felici e gioiosi che non vedono l’ora che arrivino i volontari per stare con loro.

Un bel giorno la femmina viene adottata da una famiglia e così all’improvviso se ne va e Edo rimane in canile. Due giorni dopo che Margot se n’è andata vado in canile e Edo non lo vedo. Lo chiamo, lo chiamo, mi affaccio al suo box e niente! Decido di entrare e lo trovo dentro la cuccia del suo box, non apre nemmeno gli occhi, non mangia e non ne vuole sapere di uscire. Proprio in questi momenti a te ,volontario, crolla il mondo addosso. Non puoi fare nulla, per quanto tu ci provi niente colma il senso di solitudine, la mancanza di certezze che questo piccolo moscerino sta provando. Sai benissimo che non puoi chiedere alla famiglia che ha adottato Margot di prendere anche lui perché non lo possono fare!
Questo piccoletto rimane lì, non mangia nemmeno le migliori prelibatezze che gli portano i volontari e TU non puoi che provare un senso di impotenza, crampi allo stomaco, hai solo una nascosta consapevolezza che non avevi altra scelta.
Questa volta però la fortuna ci ha assistito, dopo una settimana una bella famiglia si è innamorata di lui e il cane è andato a casa. A parte lo stordimento inziale adesso lo vedo correre felice con la sua nuova amica umana, che salta addosso a tutti quelli che lo guardano perché lui è felice di vivere e sentirsi dire che è bellissimo..è ritornato lui.

Un lieto fine che fa smettere al tuo stomaco di torcersi e che ogni tanto ci vuole per compensare invece tutte quelle storie che il lieto fine non ce l’hanno.

L’unica cosa che mi sento di dire è quindi questa: sono cani, non sono uomini, appartengono ad una specie diversa dalla nostra, ma anche loro provano forte emozioni e forse a volte, hanno più rispetto del loro “convivente” di quello che noi possiamo mai immaginarci.
Quindi se decidete di adottare un cane pensateci bene, perché voi diventerete la loro certezza!

Silvia
Dog Skills

Uno degli aspetti che più mi affascina della relazione uomo cane è la capacità che due specie così diverse morfologicamente e filogeneticamente hanno di entrare in comunicazione. In realtà quest’aspetto mi affascina in riferimento a tutte le specie che in qualche modo entrano in rapporto con me, come ad esempio i tre somarelli che vivono nel terreno di proprietà dei miei genitori o le api che curo nel medesimo terreno.

I miei percorsi di studio sono stati tutti incentrati sulla cinofilia, poco so di come approcciare altre specie, men che meno gli imenotteri, tuttavia alcuni principi noti mi sono stati comunque d’aiuto.

La cinofilia ci dice che la comunicazione del cane è:

Olfattiva-feromonale → canale olfattivoferomonale.

Questo tipo di comunicazione utilizza: urine, feci, secreti ghiandolari, feromoni,  grazie all’olfatto e al paraolfatto.

I cani, come è noto, hanno un olfatto potentissimo : su una spiaggia lunga 500 mt ,larga 50 e profonda 50 cm possono percepire due singoli granelli di una sostanza  specifica.

Hanno anche un potente organo per utilizzare il paraolfatto, che si basa sulla percezione e secrezione di feromoni, acidi grassi volatili, che vengono percepiti dall’organo vomero-nasale (di Jacobson), localizzato nel palato.

I feromoni sono presenti a livello di urina, zona perianale, zona urogenitale, cuscinetti plantari, area facciale, linee mammarie, TUTTO IL CORPO. Vengono emessi e percepiti in modo inconsapevole: ciò che l’animale percepisce è un’emozione o una modificazione del livello di attivazione emozionale.

 Vocale → canale uditivo

La comunicazione vocale si divide in:

  • VERBALE: suoni dotati di un significato
  • COVERBALE: tono, timbro, volume, armonia
  • PARAVERBALE: sospiri, sbadigli, ansimi

Body language e aptica → canale visivo+tattile

Questo modo di comunicazione si divide in

  • L’aptica: il contatto fisico
  • La postura: la posizione complessiva del corpo
  • La mimica: espressioni facciali
  • Il gestuale: i movimenti delle varie parti del corpo (coda, testa, orecchie, arti, mantello)
  • La prossemica: come occupo lo spazio in relazione all’altro
  • La cinetica: come mi muovo

Per quel che riguarda l’aptica , è importante riconoscere zone fredde e zone calde. In generale, il contatto con le parti dorsali (testa, collo) è consentito solo se c’è confidenza.

La prossemica è la posizione del corpo rispetto al referente.

  • Frontale: confronto, opposizione
  • Laterale: collaborazione, ingaggio
  • Obliqua: accoglienza
  • Di schiena: chiusura dell’interazione
  • Dietro: delega di iniziativa, richiesta di Protezione

Relativamente alla distanza:

  • Vicinanza: affiliazione
  • Lontananza: nessuna affiliazione o appoggio

Quest’esposizione del tema della comunicazione tra cane è assolutamente riduttiva, ma c’è un motivo per cui ho scelto di parlare solo degli aspetti su elencati.

Grazie a queste informazioni , adattandole alla situazione e cercando di leggere le risposte del corpo sono riuscita ad entrare in relazione anche con Terry, Ringo e Asso.

E’ stato il mio primo approccio con questa fantastica specie: I miei somarelli sono animali curiosi, ma timorosi.

L’area in cui vivono è recintata, e le mie arnie sono all’interno. Le prime volte che entravo, magari anche bardata da apicoltrice, si avvicinavano curiosi pur mantenendo la loro distanza di sicurezza. Ad ogni mio movimento si ritiravano, per poi rifare qualche passo avanti.

Al che ho provato: ho mostrato loro il fianco (vedi Prossemica Laterale: collaborazione, ingaggio), sguardo laterale (segnale di pacificazione) , mano aperta con il palmo verso l’alto. Ecco che Terry, la più matura, si avvicina… mi sfiora la mano con il nasone. Pregavo che non volesse anche assaggiarla, ma non avevo paura, ecco perché non ho trasmesso emozioni negative tramite i feromoni.

Stesso meccanismo per le occasioni successive, e spesso trascorreva parecchio tempo tra l’una e l’latra, tuttavia ogni volta ottenevo più fiducia.  Non appena cambiavo postura, mettendomi frontale, la reazione era di allontanamento.

Oltre alla felicità di aver fatto infine amicizia con Terry, Ringo e Asso, la mia riflessione è andata a quanto l’appartenenza alla classe dei mammiferi si concretizzi in  similitudine di comportamento. Ci riteniamo una specie superiore: noi siamo uomini e loro sono animali. In realtà siamo tutti animali: provate ad andare incontro ad un estraneo frontalmente e a passo veloce e vedrete se il suo sistema limbico non si preparerà ad una reazione attacco/fuga.

A voi non sembra affascinante tutto ciò? A me fa impazzire!

Claudia Tomassini
The Dutch Dog

 

 

 

PER FAR FELICE UN CANE CI VOGLIONO WELFARE E WELLBEING

Molti credono che per far felice un cane bisogna riempirlo di coccole, di attenzioni, dargli da mangiare, portarlo fuori a fare i bisogni, offrirgli un giaciglio sempre caldo,  pulito e profumato e magari giocarci un po’, così, come viene. Sicuramente l’accudimento del cane è fondamentale ma sono necessarie anche altre accortezze per rendere felice il nostro amico a 4 zampe.

Il 7 luglio 2012 “La Dichiarazione di Cambridge sulla coscienza” afferma che la maggior parte degli animali hanno consapevolezza di sé. Vale a dire che la maggior parte degli animali è cosciente e consapevole allo stesso livello degli essere umani.

Grazie a questa dichiarazione l’animale non viene più visto come semplice automa che vive esclusivamente nel qui e ora, incapace di proiettarsi nel passato o nel futuro, il cui comportamento è frutto dell’istinto o di condizionamenti. All’animale viene finalmente riconosciuto la capacità del pensiero attivo, dimostrando versatilità, flessibilità e la capacità di mettere in atto  comportamenti conseguenti la  valutazione degli eventi.

Molti studiosi hanno dichiarato, altresì, che esseri umani, primati, tutti i vertebrati ed un invertebrato, il polpo, possiedono strutture cognitive analoghe a quelle umane, che regolano gli stessi comportamenti e le stesse sensazioni: emozioni, comportamento , memoria a lungo termine.

Tra le emozioni evidenziate  troviamo:

  • rabbia
  • felicità
  • tristezza
  • disgusto
  • paura
  • sorpresa
  • gelosia
  • vergogna
  • imbarazzo
  • simpatia
  • gioia
  • noia
  • senso di colpa
  • orgoglio
  • invidia

Le emozioni hanno un ruolo determinante per adattare l’individuo all’ambiente e fungono da marcker positivo o negativo circa un luogo, un evento, una persona, una situazione, etc.

L’insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell’intelletto che procurano benessere e gioia in un momento più o meno lungo della vita corrisponde alla felicità.

Per poter comprendere lo stato di felicità del cane è necessario suddividerlo nelle sue diverse componenti:

  •  felicità biologica
  • felicità  psicologica

FELICITA’ BIOLOGICA  /WELLFARE: E’ quello stato di benessere che si raggiunge in seguito al soddisfacimento dei bisogni primari dovuti agli impulsi biologici quali: sete, fame, sonno, appagamento sessuale.

L’appagamento del bisogno primario porta ad una  condizione di serenità e di tranquillità temporanea che perdura fino al ripresentarsi dei bisogni in una condizione di attesa/stress e di infelicità. Inoltre rientrano in questo stato di benessere anche l’assenza di malnutrizione; comfort e ripari da intemperie; assenza di dolore, ferite e malattie; assenza di paura e stress.

FELICITA’ PSICOLOGICA / WELL BEING: La felicità psicologica del cane si sviluppa in senso fisico ,psichico, affettivo-relazionale ed emozionale.

L’attività fisica quotidiana insieme alle attività olfattive agiscono positivamente sul senso di benessere e rilassatezza. Dal punto di vista psichico è importante che il cane abbia una buona autostima e si senta capace di poter fare. In questo modo riuscirà a leggere gli eventi e le situazioni della quotidianità in maniera equilibrata, senza subire distress o traumi. Inoltre risultano fondamentali le sue esperienze primarie e secondarie di socializzazione, oltre a quelle di tipo ambientale, nonché il tipo di relazione all’interno del nucleo di appartenenza e con i suoi conspecifici (altri cani) e gli eterospecifi (altri animali).  La felicità e’ inoltre legata anche al numero e all’intensità delle emozioni positive che il cane sperimenta. Gli eventi di piacere sono sempre legati dalla motivazione, cioè una pulsione interna che spinge a mettere in atto certi comportamenti per raggiungere lo stato di gratificazione che ne deriva, al di là del risultato ottenuto.

L’etologo Roberto Marchesini ha individuato 18 diverse motivazioni:

  • predatoria
  • territoriale
  • protettiva
  • possessiva
  • perlustrativa
  • esplorativa di ricerca
  • epimeletica
  • competitiva
  • collaborativa
  • di corteggiamento
  • cinestesica
  • somestesica
  • comunicativa
  • et-epimeletica
  • affiliativa
  • sillegica
  • sociale.

Questo elenco permette di comprendere meglio quali possono essere le pulsioni interne che il cane necessita di mettere in atto al fine di sentire espressa la propria natura, la propria personalità, senza la quale  cade in uno stato ansioso e/o depressivo. Roberto Marchesini meglio definisce il well being come felicità di specie, ossia quella realizzazione profonda del sé, quel sentimento interno di pienezza che procura un senso di sicurezza e protezione del soggetto nel mondo.

Il soddisfacimento dei soli bisogni biologici, dunque, non è di per sé sufficiente per fare di un cane un cane felice.

Il raggiungimento della sua felicità completa si ottiene solo con il raggiungimento di tutte le felicità.  E’ necessario far vivere al nostro amico una vita nel pieno rispetto di tutti i suoi bisogni etologici ed individuali. Ciò gli permetterà di fare sempre più esperienze positive, con una costruzione del sé e del mondo in un’ottica di felicità. E non dimentichiamoci del  rinforzo delle difese immunitarie e della minore tendenza ad ammalarsi.

Ed è proprio così che mi piace pensare e vivere il cane, capace di godersi appieno, con autoconsapevolezza, determinazione e spensieratezza, la relazione con l’uomo, con gli animali, con l’ambiente e con le sfide  della  quotidianità.

Stephani Ciancetta
Canbiamente Evolution

La poesia ha il dono di affidare alle parole sentimenti, pensieri e riflessioni.

“Sono un cane, non sono una cosa”

“Io sono un cane. Sono un animale vivente e che respira. Provo dolore, gioia, amore, paura e piacere. Io non sono una cosa. Se verrò colpito, avrò lividi, sanguinerò, mi romperò. Sentirò dolore. Io non sono una cosa. Io sono un cane.  

Mi piace giocare, camminare, ma più di ogni altra cosa, mi diverto con il mio zaino, la mia famiglia, la mia gente. Non voglio nient’altro che stare dalla parte del mio umano. Voglio dormire dove dormi tu e camminare dove cammini. Sono un cane e provo amore … desidero compagnia.  

Mi piace il contatto di una mano gentile e la morbidezza di un buon letto. Voglio stare dentro la casa con la mia famiglia, non rimanere bloccato da una catena o da solo in un canile o in un cortile recintato per ore e ore. Sono nato per essere un compagno, non per vivere una vita di solitudine.  

Ho troppo freddo e ho troppo caldo. Sperimento la fame e la sete. Sono una creatura vivente, non una cosa.  

Quando te ne vai, voglio venire con te. Se resterò indietro, aspetterò con impazienza il tuo ritorno. Desidero ardentemente il suono della tua voce. Farò qualsiasi cosa per farti piacere. Vivo per essere il tuo prezioso compagno.  

Io sono un cane. Le mie azioni non sono dettate da denaro, avidità o odio. Non conosco pregiudizio. Vivo nel momento e sono governato da amore e lealtà.  

Non scambiarmi per un oggetto senza mente. Posso sentire e posso pensare. Posso sperimentare più del dolore fisico, posso provare paura e gioia. Posso provare amore e confusione. Ho delle emozioni. Capisco forse più di te. Sono in grado di comprendere le parole che mi dici, ma non riesci sempre a capirmi.  

Io sono un cane. Non sono in grado di prendermi cura di me stesso senza il tuo aiuto. Se scegli di legarmi e rifiutarti di nutrirmi, morirò di fame. Se mi abbandonerai su una strada rurale, sperimenterò paura e solitudine. Ti cercherò e mi chiederò perché sono stato lasciato indietro. Non sono un oggetto da buttare e dimenticare.  

Se scegli di lasciarmi in un rifugio, sarò spaventato e sconcertato. Guarderò il tuo ritorno a ogni passo che si avvicina alla mia gabbia.  

Sono un cane – una creatura vivente e che respira. Se scegli di portarmi a casa, ti prego di fornirmi le cose di cui ho bisogno per mantenermi sano e felice.  

Forniscimi buon cibo, acqua pulita, un caldo rifugio e il tuo amore. Non mi abbandonare. Non prendermi a calci. Non lasciarmi quando la tua vita diventa troppo occupata. Prenditi l’impegno per tutta la vita.  

Se mi abbandoni, non ho i mezzi per prendermi cura di me stesso. Sono in balia della gentilezza delle persone – se cado nelle mani sbagliate, la mia vita sarà rovinata.  

Sperimenterò dolore, paura e solitudine. Se finisco in un rifugio per animali, ho solo i miei occhi per implorare qualcuno che mi salvi, e la mia coda per mostrarti che sono un amico. Se ciò non è abbastanza, morirò.  

Io sono un cane. Voglio dare e ricevere amore. Voglio vivere. Io non sono una cosa Io non sono un pezzo di proprietà. Per favore non scartarmi. Per favore trattami con gentilezza, amore e rispetto. Prometto di ripagarti con amore incondizionato per tutto il tempo che vivrò”. 

Pelmy Elms

Noemi D’Ascanio
Canbiamente Evolution