Oggi parliamo di…. PETTORINA vs COLLARE

Vorrei lanciarvi uno spunto di riflessione sull’utilizzo della pettorina rispetto al collare.

Sia da un punto di vista medico veterinario che educativo-comportamentale consigliamo la pettorina rispetto al collare .

COLLARE:

  • Sia il collare a strozzo che quello fisso vanno ad agire sul collo del cane, che è una parte del corpo particolarmente delicata, potendo provocare a lungo andare possibili danni alle vertebre cervicali, ai muscoli, all’esofago, alla trachea, alla tiroide
  • Non evita che il cane tiri, anzi! Più noi tratteniamo il cane piu lui tirerà con forza per opporsi alla nostra spinta e cercare di raggiungere il suo obiettivo
  • Crea problemi di comunicazione con i suoi simili, i cani infatti quando si incontrano utilizzano il linguaggio del corpo per comunicano tra loro. Una postura rilassata con testa abbassata indica intenzioni pacifiche ma purtroppo quando viene tirato per il collo il canne assume non volontariamente una postura rigida, sollevata e con la testa molto alta. Ciò viene letto dall’altro cane come un atteggiamento di potenziale confronto. Non solo, i cani associano il dolore di un collare che tira alla comparsa di un loro simile, percependolo come una minaccia e ciò ne aumenta ulteriormente l’aggressività. Questi sono alcuni dei motivi per cui possono nascere incomprensioni comunicative tra cani che si incontrano al guinzaglio
  • Anche la relazione col proprietario viene compromessa, rendendo la passeggiata un momento conflittuale legato a sensazioni spiacevoli, dolore e stress

PETTORINA

I modelli consigliati sono la pettorina  ad “H” oppure la  “svedese” che abbracciano il cane e lasciano libero il movimento della spalla (è da evitare quella scapolare)

  • Rispetta il benessere del cane, anche se il cane tira non si fa male perché le pressioni sono distribuite su petto e tronco, senza toccare le ascelle
  • Lascia libertà di movimento e di espressione comportamentale potendo comunicare correttamente coi propri simili
  • Migliora la relazione tra cane e proprietario, il cane non si sente strozzato e tende a rilassarsi tirando meno al guinzaglio

Non dimentichiamoci però di dare delle indicazioni al nostro cane mentre siamo in passeggiata, non lasciamo che debba immaginare che direzione stiamo prendendo, se stiamo per fermarci o se dobbiamo aspettare per attraversare la strada, comunichiamo con lui!

Per concludere…pettorina e guinzaglio lungo associati a una corretta comunicazione con il corpo, permettono di rispettare il benessere animale e danno la possibilità a cane e proprietario di imparare a camminare insieme in maniera armoniosa, rendendo la passeggiata piacevole per entrambi!

Dott.ssa Elisa Bracci
Medico Veterinario
Educatore Cinofilo Siua

Le temperature si sono abbassate e molti proprietari si chiedono come proteggere il proprio cane e affrontare l’inverno nel modo migliore.

Ecco alcuni accorgimenti per salvaguardare la loro salute e garantire il loro benessere:

  • I cani non sono tutti uguali: quelli di taglia medio-grande sono molto più resistenti al freddo grazie alla maggiore massa corporea che li isola e permette loro di disperdere meno il calore, invece cani di piccola taglia hanno una massa molto minore rispetto alla superficie corporea e dunque hanno minori capacità di trattenere il calore.
  • La tipologia del mantello fa la differenza, ma non basta basarsi sulla lunghezza, l’elemento più importante è il sottopelo. I cani muniti di sottopelo sono ben equipaggiati contro il freddo attenzione invece a cani a pelo raso e con pochissimo sottopelo
  • Evitiamo gli eccessivi sbalzi di temperatura: se il cane vive in casa a temperature particolarmente alte e fuori è molto freddo cerchiamo di fare un passaggio graduale per acclimatarlo
  • Cappottino si o no?Al di la di mode, vezzi e antropomorfismi vari penso che a certe temperature e per certi cani sia sicuramente necessario, soprattutto per chi è abituato costantemente alle temperature di un appartamento. Parliamo ad esempio di anziani, taglie molto piccole, cani a pelo raso e magari con pochissimo adipe
  • Per i cani che vivono prevalentemente all’esterno garantiamo loro un riparo adeguato o almeno una cuccia ben coibentata, non troppo grande rispetto alle dimensioni dell’animale, sollevata da terra di alcuni cm e collocata in modo da proteggerlo dalle correnti e dall’umidità, magari potremmo aggiungere una tendina di gomma all’entrata
  • Particolare attenzione dovremo rivolgerla ad anziani, debilitati e cuccioli. Hanno minori capacità di termoregolarsi inoltre freddo e umidità abbassano le difese immunitarie, predisponendo a malattie o peggiorando condizioni già esistenti. Evitiamo dunque di lasciarli al freddo soprattutto di notte
  • Forniamo un’alimentazione adeguata: chi vive prevalentemente in esterno avrà bisogno di più calorie da bruciare per mantenere costante la propria temperatura corporea.
  • La cura del mantello è ancora più importante in inverno: spazzoliamolo spesso cosi da rinnovare il sottopelo e non laviamolo troppo frequentemente per non alterare il film lipidico che ricopre il mantello e che funge da isolante.
  • Ricordiamo che brutta stagione non vuol dire star chiusi in casa: non rinunciamo alla vita all’aperto che per i nostri amici resta sempre essenziale, non lasciamoli fermi per troppo tempo in esterno ad es. fuori di un negozio dove non possono entrare o in auto, proteggiamo dalle intemperie chi ne ha più bisogno e dopo una passeggiata sotto la pioggia o la neve assicuriamoci di aver asciugato bene il mantello.

Per concludere è vero che i cani resistono al freddo meglio di noi, ma tra sopravvivere e star bene c’è una bella differenza.

Se le temperature sono troppo rigide facciamoli entrare in casa e ricordiamo che niente scalda di più il nostro amico come il calore della sua famiglia, condividere la quotidianità con il proprio “branco” è la gioia più grande per qualsiasi cane!

 

Dott.ssa Elisa Bracci
Medico veterinario

Che si tratti di un semplice vaccino o di una visita per motivi più gravi molti pazienti vanno malvolentieri dal veterinario. Alcuni di loro lo capiscono già centinaia di metri prima, cercano di fare dietro front o si bloccano all’entrata spalmandosi sul pavimento della sala d’attesa facendo resistenza passiva. Naturalmente non è facile fargli capire che le nostre intenzioni e del proprietario sono le migliori, che è per il loro bene.

 Ecco allora alcuni consigli per metterli a loro agio il più possibile ma soprattutto per prevenire problemi futuri.

-Il viaggio non deve essere un trauma per il cane/gatto.  E’ molto utile abituarlo all’auto tramite esperienze positive, cioè portandolo preventivamente e abitualmente  in luoghi dove si divertirà molto – al mare o in campagna ad esempio-  e non associarla soltanto ad esperienze un po’ stressanti come il veterinario o magari il toelettatore. Lo stesso vale per il trasportino che dovrebbe essere lasciato sempre in casa, reso accogliente con una copertina,  magari potremmo lasciare ogni tanto delle sorprese al suo interno come bocconcini o giochi. In commercio esistono alcuni prodotti a base di feromoni che hanno proprietà tranquillizzanti e rassicuranti che possono essere nebulizzati in auto o nel trasportino. Chiedete al vostro veterinario di fiducia.

-La prima visita è la più importante quindi è meglio chiamare preventivamente il veterinario così da fissare l’ appuntamento in un -orario più tranquillo e limitare il più possibile la permanenza in sala da attesa per non stressare il paziente. La presenza di altri animali e umani sconosciuti, rumori improvvisi e feromoni di allarme lasciati da altri pazienti possono infatti intimorirlo e metterlo in uno stato d’ansia/irritabilità.

-L’ingresso in sala visita non deve essere mai forzato: far entrare il paziente con calma e, una volta chiusa la porta, meglio lasciarlo libero di esplorare il nuovo ambiente. Questo sia vale anche per il gatto, appoggiamo il trasportino sul tavolo, lo apriamo e aspettiamo che esca da solo.

Una volta che i pazienti si saranno ambientati il veterinario inizierà un primo approccio avvicinandosi lentamente, con un tono di voce basso e calmo. Ancora meglio attendere che sia il paziente a prendere l’iniziativa del contatto. Le manipolazioni sull’ animale necessarie per lo svolgimento della visita devono essere più delicate e dolci possibili facendole quasi assomigliare a un massaggio. Premiare spesso con bocconcini il cucciolo soprattutto prima, durante e dopo procedure meno piacevoli.

-Il ruolo del proprietario non è assolutamente da sottovalutare anzi spesso è determinante nel mettere a proprio agio o meno il paziente. Gli animali infatti sono molto sensibili e assorbono lo stato emotivo del proprietario per osmosi emozionale. Se quest’ultimo è agitato o in ansia, loro lo percepiscono benissimo e si allarmeranno a loro volta. Al contrario dovrà trasmettere tranquillità e sicurezza, far sembrare tutto un gioco ed evitare assolutamente abbracci strappalacrime durante e a fine visita o il piccolo penserà che il veterinario sia un mostro che vuole rapirlo e da cui voi lo state salvando. Purtroppo alcune manovre cliniche non sono certo piacevoli, per alcuni soggetti anche solo la manipolazione può essere molto stressante e portare a risposte aggressive, è dunque essenziale che il proprietario dedichi del tempo durante la crescita del paziente per abituarlo al contatto fisico e alla manipolazione delle diverse parti del corpo.

 

E’ essenziale che proprietario e veterinario lavorino sempre in sinergia con l’obiettivo di costruire nel piccolo paziente una rappresentazione positiva della visita clinica, legata a un buon ricordo, un’ esperienza che in futuro vorrà ripetere.

Ciò andrà naturalmente a vantaggio del paziente che si lascerà sempre visitare agevolmente permettendo una visita più accurata anche in situazioni critiche.

Dott.ssa Elisa Bracci
Medico veterinario