Il 24 Agosto di quest’anno sono esattamente 3 anni che la vita di molte comunità del centro italia sono cambiate radicalmente.
Qualche mese dopo la prima forte scossa ricevemmo la chiamata di una mamma coraggio che insieme ad altre mamme aveva fondato un’associazione per creare dei servizi alle famiglie e ai bambini rimasti senza casa. Ci chiedevano un progetto di pet therapy per tutte le fasce scolastiche.
Una chiacchierata al telefono, una richiesta di aiuto fatta con estrema dignità, disperazione e forza, una combinazione che ti attraversa togliendoti il fiato.
La richiesta fu subito accolta ma nell’attimo dopo ci rendemmo conto di non aver mai fatto esperienze lavorative simili.

Mille dubbi sul contesto, una comunità montana, un approccio zootecnico, come avremmo fatto a lavorare sulla relazione?
Come saremmo riusciti a dare un significato diverso degli animali proprio in un momento di emergenza umanitaria?

La verità è che nessun corso ti prepara a questo. Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo davvero.
Senza perderci d’animo riunimmo tutte le risorse della nostra associazione più qualche aiutante  di buona volontà e iniziammo a studiare un progetto per quattro fasce di età.

Fummo ospitati per tutto il primo anno del progetto  nel conteneir donato da Save The Children, enorme.
Il primo giorno non me lo dimenticherò mai.
Mentre eravamo in un’aula con una classe dell’infanzia, altri bambini uscendo si misero a correre nel corridoio.
Tutto vibrava e fu il panico totale.
Ed ecco subito saltata la nostra scaletta. Come avremmo fatto  a lavorare tra urla e pianti di panico?
In realtà io avevo una gamba ingessata proprio nel periodo di inizio del progetto e questo mi aiutò parecchio a rompere il ghiaccio.
Tirai via le stampelle per correre e fare un pò il pagliaccio e a produrre vibrazioni del buonumore.

Ma quindi la pet therapy?

Pochi incontri più tardi e tante scosse dopo iniziammo a raccogliere i primi frutti.

Per l’infanzia nei due anni sucessivi avevamo organizzato degli incontri per la maggior parte referenziali, i bambini avevano bisogno di raccontare tantissimo e fare esempi.
Raccontare e dipingere le loro emozioni. Avevano tanto bisogno di attenzioni, di essere abbracciati e di inventare storie sugli animali che popolavano le loro montagne.

 

La primaria era la più laboriosa, aiutavano nelle attività dei più piccoli, avevano bisogno assolutamente di avere dei ruoli e volevano apprendere come il cane riuscisse a fare qualacosa sotto nostra gentile richiesta e non “comandandolo”. Realizzarono dei lapbook  APRENDO/APPRENDO che presentammo a qualche evento di raccolta fondi, in seguito.

 

Le medie inferiori.
Quell’età in cui la sofferenza arriva senza filtro, è devastante, ma la mente è altrettanto veloce e abile a strumentalizzare le circostanze e questo metteva in difficoltà gli adulti, incapaci di trovare un linguaggio comune.
In assoluto la fascia di età più difficile da penetrare. Avevano perso amici, avevano scavato insieme ai genitori per tirare fuori qualcuno, avevano soccorso chi si era buttato in strada. Piccoli già grandi e con un sentimento di credito con la vita.

Infine il liceo.
Dei ragazzi stupendi in cui vedi l’essenza di chi cresce in un mondo ricco di tradizioni, con un senso di appartenenza che  noi “urbani” tante volte non possiamo capire, tanti valori e un senso della famiglia fortissimo.
Con l’aiuto di un maestro della fotografia, che riusciva a trovare il tempo per noi nonostante i suoi impegni di lavoro con alcune delle più note riviste scientifiche  internazionali, riuscimmo a coinvolgere anche i più grandi, con un progetto di ricerca di scatti del territorio.
Ovviamente protagonisti sempre natura e animali.
Perchè mentre tutto intorno era distrutto lei, la montagna, era sempre li. Ferma.

L’anno successivo ci diedero lavori più specifici, riguardavo problemi di apprendimento, dispersione scolastica e una fascia di età che nel frattempo era diventata la più debole: gli anziani.

Sì. Le attenzioni dei media avevano prodotto un effetto love bombing e nel bene e nel male i bambini erano andati avanti.
Ma gli anziani, loro no. Nella frenesia del tutto non ci eravamo accorti che i più fragili erano loro.
Loro che avevano perso tutto e nella loro testa (e purtroppo per ora anche nella realtà) non lo avrebbero visto mai più.

Le più belle passeggiate della mia vita le ho fatte sottobraccio a loro, che non disegnavano di certo ma avevano bisogno di raccontare la loro la vita. I sacrifici, il lavoro, e le perdite dei loro cari. Di non essere riusciti a recuperare nulla o quasi dalle macerie e dei loro ricordi rimaneva solo un archivio nella loro memoria.
Il bisogno di ricordare per trattenere qualcosa. Per non perderlo anche lì.
E mentre i bambini inventavano un mondo bello per trovare piacere nella loro immaginazione, gli anziani lo facevano attraverso i ricordi.

Amatrice, ancora senza case,  ha costruito e dedicato un monumento a Camilla, cagnolina del nucleo dei Vigili del Fuoco che la notte del 24 agosto ha contributo ha salvare molte vite umane.

 

Per donare a L’ALBA DEI PICCOLI PASSI  visita il sito http://www.aapp-amatrice.it/

Canbiamente Evolution 24. 08.2019

Cos’è l’empatia:

L’empatia è la capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia che di dolore.

Il significato etimologico del termine è “sentire dentro“, ad esempio “mettersi nei panni dell’altro“, ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed animale.

Perché è così importante? L’empatia ci permette di cogliere le sfumature dell’altro, questo significa che ci rende più propensi all’aiuto, ad essere meno autocentrati e ci porta alla creazione di reti solidali.

Cosa lega l’empatia agli Interventi Assistiti con gli Animali?

La relazione con l’animale, priva di pregiudizi ed aspettative ma connotata di un innato senso del prendersi cura da parte dell’uomo, ci permette di sviluppare il senso di empatia, partendo da quella eterospecifica per poi arrivare a quella generalizzata verso i propri simili. Quindi, negli Interventi Educativi è possibile, tramite la relazione con il Pet, lavorare e sviluppare le capacità empatiche dei fruitori!

Il rovescio della medaglia: Diversi studi hanno dimostrato la correlazione tra maltrattamento animale e comportamento violento ed antisociale.

(Per maggiori info: https://www.link-italia.net/ )

 

Questo significa che bambini ed adolescenti che vengono spinti ad effettuare violenze su animali, o anche solamente a vederle, saranno ovviamente meno capaci di provare empatia, non solo verso le altre specie ma anche verso le altre persone. Questo ovviamente implica la maggiore predisposizione a compiere atti violenti. Questo concetto è stato subito compreso, e viene tuttora utilizzato, dalla criminalità organizzata, che costringe i bambini ed i ragazzini a effettuare violenze sugli animali, come desensibilizzazione e come scuola per il futuro.

Da ricordare che anche negli zoo e nei circhi spesso siamo spettatori di violenze subite dagli animali, rivendute come spettacoli per bambini.

Nella società odierna, dove sembriamo spinti verso una cultura di predominanza e paura dell’altro, dove la violenza sembra essere sempre di più l’unico modo per sopravvivere, credo sia INDISPENSABILE favorire, nei bambini in primis, le capacità empatiche di ognuno.

Altrettanto importante è diminuire la paura dell’altro, favorire la creazione di legami sociali e costruire una società più accogliente e basata sul rispetto di tutte le specie!

 

Noemi Castelli
Canbiamente Evolution 

Cos’è il Mutismo Selettivo?

E’ un disturbo d’ansia caratterizzato dall’incapacità di parlare in alcuni contesti sociali, nonostante lo sviluppo e la comprensione del linguaggio siano nella norma. Questo significa che il bambino (o il ragazzo) NON RIESCE a parlare in determinate situazioni, primo fra tutti l’ambiente scolastico.

Perché questo accade?

Non esiste una risposta, ogni storia è a sé, ciò che accomuna è l’ansia che impedisce alle parole di uscire dalla bocca.

Ricordiamoci sempre che forzare il bambino o ragazzo a parlare è controproducente, in quanto non facciamo che aumentare la pressione! Importante, invece, è accoglierlo così com’è.

Gli Interventi assistiti con gli animali (IAA) possono essere di aiuto?

Con il giusto approccio, CERTAMENTE SI!

In questo caso specifico il punto di forza degli IAA è l’assenza di un’aspettativa, ovvero il cane non si aspetta che il bambino parli, al contrario delle persone!!  L’assenza di aspettativa e di giudizio permettono di far abbassare il livello di ansia. Inoltre il canale comunicativo privilegiato del cane è quello comportamentale, questo significa che il fruitore può tranquillamente relazionarsi con il pet senza aver bisogno di usare le parole!

Per di più la Pet Therapy aiuta ad aumentare l’autostima, l’empowerment e l’autoefficacia, tre elementi importantissimi nel MS. Un bambino che crede in se stesso potrà più facilmente imparare a gestire la sua ansia e raggiungere  facilmente gli obiettivi.

Riguardo a ciò è importante sottolineare che l’obiettivo di un progetto di Pet Therapy nel MS non deve avere come obiettivo quello di “far parlare” il fruitore, ma:

  • abbassare i livelli d’ansia
  • far vivere una piacevole e rilassante esperienza al fruitore
  • aumentare la sua autostima e la sua autoefficacia

Le dimensioni di relazione che, in linea generale, possiamo prescrivere sono:

  • l’affettiva di attaccamento (il cane come base sicura “esportabile” anche in altri contesti);
  • l’edonica comica (la risata aiuta a rilassarsi ed abbassare l’ansia).

La dimensione invece da evitare:

  • ludica performativa, in quanto la richiesta di una performance può aumentare l’ansia ed il senso di inadeguatezza. Ovviamente bisogna poi tenere conto della storia e delle caratteristiche di ogni singolo fruitore!

Essenziale è il lavoro di rete che deve coinvolgere gli specialisti (Pet therapist incluso), i familiari e la scuola nella cura del bambino o ragazzo con MS.

Questo significa che gli incontri possono dapprima essere fatti solo con il fruitore, poi con il fruitore ed alcuni amici e/o con gli insegnanti, poi nel contesto scolastico…  Ovviamente ogni progetto deve essere pensato in riferimento alle specificità dell’utente e non è detto che ciò che può essere ottimale per uno lo sia anche per l’altro.

In Italia è presente AIMUSE (Associazione Italiana Mutismo Selettivo) che si occupa,grazie ai referenti di regione, di dare supporto alle famiglie e ai docenti che si trovano ad affrontare il MS.

Io sono la referente per la regione Marche.

Noemi Castelli
Canbiamente Evolution a.s.d.

Molti hanno sentito parlare di Pet Therapy, e magari hanno visto delle foto riguardanti ciò, ma, di preciso, cos’è la Pet Therapy?

Vediamolo in dettaglio.

Innanzitutto è una co-terapia. Cosa significa? Vuol dire che affianca altri tipi di terapie, che possono essere di tipo sanitario e psicologico. Perché? L’obiettivo è quello di ridurre la medicalizzazione, aumentare il benessere ed accelerare il raggiungimento degli scopi terapeutici. Questo significa che il Pet therapist collabora con le altre figure che hanno in carico l’utente, per creare una sinergia di intervento.

Qual è la sua peculiarità? Ovviamente, la sua caratteristica principale è la relazione con un animale. Ciò suscita sempre una risposta emotiva, piacevole o spiacevole, ma non lascia mai indifferenti. Inoltre si ha maggior facilità ad esprimere le proprie emozioni, un aumento dell’interesse e del coinvolgimento azzerando la paura del giudizio.

Quindi basta la presenza di un animale per parlare di Pet Therapy? No.

Non stiamo parlando di un farmaco. Delle volte la relazione con un animale può anche essere controproducente, per questo è importante che ogni progetto si basi sulle caratteristiche specifiche del fruitore e che tenga conto di quale direzione è giusto prendere e quale invece è doveroso evitare.

 

L’approccio zooantropologico. Questo approccio si basa sulla soggettivazione degli animali, che non vengono visti come strumenti ma, appunto, come soggetti con le loro caratteristiche e le loro preferenze. E’ basilare il rispetto dell’animale coinvolto nella Pet Therapy che deve essere tutelato e deve potersi divertire lavorando. Inoltre l’approccio zooantropologico ha introdotto le dimensioni di relazione, che sono ciò che ci permettono di trovare il giusto binario da seguire. Le dimensioni di relazioni sono della “famiglie” che raggruppano varie attività che hanno lo stesso obiettivo relazionale. Roberto Marchesini, padre di questo approccio individua cinque aree dimensionali:

  • Ludica
  • Epistemica
  • Edonica
  • Affettiva
  • Sociale

Divise a loro volta in due dimensioni relazionali ciascuna.

(per chi volesse approfondire: R. Marchesini, “Pet therapy, manuale pratico”, De Vecchi editore).

Quindi, a chi è rivolta la Pet Therapy?

A tutte quelle persone che stanno affrontando una difficoltà, che può essere momentanea o meno, e che possono usufruire dei benefici della relazione con l’animale. Ogni progetto, in base a quanto già scritto sopra, è unico proprio perché tiene presente dell’utente in tutta la sua personalità ed ogni relazione è unica e irripetibile.

Alcuni obiettivi possono essere:

  • aumentare l’autostima
  • aumentare l’autoefficacia
  • lavorare sull’attenzione
  • migliorare una determinata abilità motoria
  • facilitare l’apertura verso l’esterno
  • lavorare sulla lettura
  • riconoscimento delle emozioni (proprie e altrui)
  • aumentare l’empatia
  • favorire la costruzione identitaria
  • ampliare le prospettive e l’immaginario
  • aumentare le proprie competenze…

La lista continua!

Noemi Castelli
Canbiamente Evolution a.s.d.

Durante quest’inverno Heidi ha accompagnato Franco, un ragazzino con bassa autostima e difficoltà di socializzazione con i pari, in un percorso volto ad aumentare le sue capacità e di conseguenza l’immagine che ha di sé stesso.

Partendo dal presupposto che la Pet Therapy si basa su alcuni aspetti di ordine: motivazionale capaci di suscitare alcuni comportamenti specifici; emozionale influiscono sullo stato specifico del soggetto; comunicativo favoriscono la disponibilità e la possibilità di comunicare ed interagire; sociale favorisce la relazionalità ed il coinvolgimento (R. Marchesini), sono state individuate le dimensioni di relazione su cui lavorare per favorire un cambiamento positivo.

Le dimensioni su cui abbiamo lavorato sono state l’epistemico-esplorativa, l’affettiva di attaccamento e la sociale-collaborativa, svolgendo attività incentrate sulla conoscenza dell’animale e su come approcciarsi a lui e compiti in cui Heidi aveva la funzione di “base sicura” permettendo al ragazzo di sperimentarsi serenamente al fine di ottenere momenti di collaborazione tra Heidi e Franco.

I primi incontri sono stati di conoscenza reciproca tra Heidi, Franco e me per iniziare a creare una relazione. Successivamente Franco ha iniziato ad acquisire sicurezza ed a fare con Heidi esercizi di obedience (seduta, terra, dai la zampa e resta), piccoli percorsi di mobility e giochi di ricerca olfattiva. Inoltre gli è stato insegnato anche il giusto modo di prendersi cura di Heidi incrementando in tal modo la consapevolezza delle sue capacità di accudimento.

In questi incontri anche Heidi si divertiva, era felice di incontrare Franco (e glielo dimostrava) e di giocare con lui.

Presso la nostra sede è stato anche organizzato un incontro con il suo gruppo di catechismo in cui sono state fatte attività referenziali incentrate su cani e cavalli, in cui Franco ha potuto dimostrare ai suoi compagni le conoscenze acquisite e successivamente anche con la sua insegnante di sostegno.

Lavorando in un circolo ippico è stato possibile far conoscere a Franco anche il mondo dei cavalli e relazionarsi con loro, facendo attenzione a somiglianze e differenze tra persone, cavalli e cani e permettendogli di acquisire competenze in campi diversi, con l’obiettivo di aumentare il suo sentirsi capace sia nel fare che nel relazionarsi.

Il percorso è durato circa 8 mesi ed ora si è interrotto per la pausa estiva.

 

Noemi Castelli
Canbiamente Evolution

Quante volte ci è capitato di sentire al notiziario di risvegli dal coma con l’intento di accarezzare il cane o di persone ormai sull’orlo del baratro ma che riprendono in mano la loro vita grazie all’adozione di un amico a 4 zampe?

Per fortuna il numero di queste belle notizie a lieto fine è in aumento. Ma la cosiddetta pet-therapy (meglio definita come IAA) favorisce una più veloce ripresa del benessere psico-fisico della persona agendo in molti più ambiti, dalla riabilitazione alla rieducazione, dall’autostima alla socializzazione, rappresenta una buona co-terapia per quei ragazzi esuberanti, maneschi, chiassosi, confusionari, oppure in caso di comportamenti antisociali, delinquenziali, dipendenze, schemi o ossessioni, fase adolescenziale.

 

Proprio nel contesto di giovani adolescenti è nato Il progetto “UN VIAGGIO A SEI ZAMPE”, su richiesta di alcuni genitori per aiutare i figli nella gestione delle frustrazioni, per una maggiore concentrazione in ambito scolastico e per motivarli in qualche hobby/attività differente dalla tecnologia.

Un percorso di 12 incontri, un viaggio sulla conoscenza delle caratteristiche del cane e della sua emotività, del suo modo di vivere i rapporti con i conspecifici e con l’uomo e grazie alla sua complicità e collaborazione, i ragazzi hanno conosciuto nuove tecniche comunicative e modelli rappresentativi differenti, sperimentato una maggiore fiducia in se stessi e nelle proprie potenzialità ed una maggiore apertura al mondo ed alle diverse opportunità che offre.

 

Vedere come la relazione con il cane  permette un’apertura al cambiamento conferma che l’essere umano ha bisogno  del rapporto con le altre specie. Spesso si pensa che le Attività con gli Animali debbano essere fatte esclusivamente da chi ha delle problematicità fisiche o psicologiche conclamate. Da sempre l’animale in ognuno di noi suscita emozioni e risposte, ed è proprio in questo contesto che la “pet therapy” si introduce, stimolando una serie di risposte che permettono il raggiungimento degli obiettivi.

Quindi torniamo al nostro progetto “UN VIAGGIO A SEI ZAMPE”.

In questo progetto partecipano giovani adolescenti, attratti dalla tecnologia, che però stanno attraversando una fase fisiologica particolare della loro vita, il che comporta anche svogliatezza e disattenzione a scuola, oltre  aggressività e senso di frustrazione. Quindi niente di così insolito. Inoltre i ragazzi non avevano mostrato in famiglia un particolare interesse verso il cane e neanche avevano chiesto di avere un animale da compagnia…. eppure attraverso questa esperienza hanno sviluppato o potenziato delle capacità, si sono messi in gioco, hanno “rischiato”. Il lavoro svolto all’interno del progetto ha permesso, con l’aiuto di un amico speciale, lo sviluppo di una maggiore consapevolezza del proprio sé, capacità empatiche, sdrammatizzazione degli eventi, affrontando paure ed insicurezze, sperimentando l’unione, la collaborazione ed il piacere. Attraverso la relazione con il cane ed il proponimento di diverse attività, i ragazzi hanno inoltre potuto accrescere la capacità di attenzione e concentrazione, mostrando maggiore interesse anche in ambiti diversi dalla tecnologia e dalla scuola. Alcuni hanno riscoperto la gioia nel praticare uno sport, uno di loro ha adottato un animale domestico con il quale trascorre molte ore all’aria aperta senza manifestare atteggiamenti aggressivi o ripetitivi, altri ancora hanno scoperto un interesse per la fotografia.

Per fortuna sempre più privati, famiglie e strutture educative e rieducative hanno compreso l’importanza dell’introduzione di progetti in IAA per aiutare il processo al cambiamento dei fruitori, al di là della causa o cause scatenanti il disagio.

Stephani Ciancetta
Canbiamente Evolution

Collaborare con professionisti dei diversi settori riscontrando in loro passione e professionalità mi rende orgogliosa dell’Italia e della mia terra, l’Abruzzo.

In questo ambito alcuni Comuni abruzzesi ed Associazioni, tra cui la GEAV di Chieti, Guardie Ecologiche Ambientali Volontarie, hanno deciso di intraprendere progetti con l’associazione Canbiamente Evolution Asd che partiranno il prossimo anno. Inoltre molto soddisfacente risulta l’interesse delle aziende nel voler sostenere le attività di IAA dell’associazione come la RESPROJECT srl di Pescara, da sempre sensibile e vicino al mondo animale.

Tutte queste sinergie collaborative sono preziose, permettono di creare una rete  del welfare importante, a sostegno di una realtà sociale bisognosa di trovarsi e ritrovarsi. E farlo anche attraverso l’incontro con la realtà animale, significa permettere alle persone coinvolte nei progetti una maggiore tendenza ad esprimere emozioni, una più spiccata libertà espressiva, un aumento dell’interesse e dell’attenzione, una maggiore predisposizione ad aprirsi ai contributi del cambiamento. E’ bello poter constatare, a livello territoriale, come istituzioni, associazioni, professionisti e privati siano sempre più consapevoli dell’importanza degli Interventi Assistititi con gli Animali a livello terapeutico, educativo o ludico- ricreativo per il raggiungimento del benessere psico-fisico delle persone, anche come risorsa aggiunta a percorsi già esistenti di co-terapia.Ed è un grande successo l’aumento della richiesta di progetti al fine di sensibilizzare le persone all’alterità animale che tramite la relazione costituisce fonte di conoscenza, di stimoli sensoriali ed emozionali, accresce la disponibilità relazionale e comunicativa e aiuta nella motivazione e nella partecipazione ed è sorprendente come il coinvolgimento del pet, coadiuvato da un team di esperti, possa offrire un maggiore sviluppo delle competenze attraverso la cura di quest’ultimo.

Stephani Ciancetta
Canbiamente Evolution

Quest’anno è stato speciale per Heidi, cagnolona di 3 anni che ha iniziato a lavorare negli interventi assistiti con gli animali (IAA).

Partiamo dal principio, cosa sono gli IAA? Sono una co-terapia che si basa sulla triangolazione della relazione con l’animale, facendo perno sulla stimolazione unica che la relazione con l’animale può dare. Perché unica? Perché con l’animale non ci sentiamo giudicati, possiamo comunicare in maniera verbale ma anche in maniera non verbale e perché l’animale suscita nelle persone sempre un’emozione (felicità, curiosità ma anche paura, terrore…) e non lascia mai indifferenti.

Ma torniamo ad Heidi… A ottobre 2017 Heidi ed io iniziamo il nostro primo progetto negli IAA. Non siamo sole, con noi c’è Valentina, che lavora da anni in questo settore.

Conosciamo così i ragazzi del centro Arena (Casa della Gioventù di Senigallia). Sono in 5 con disabilità diverse. Loro avevano già fatto questa esperienza, con Valentina, Barbara e Cora. Inizialmente sono un po’ titubanti ad approcciarsi con Heidi, Cora è nera e di taglia piccola, Heidi bionda e di taglia media ed i cambiamenti non sono mai facili…  Heidi però ha saputo avvicinarli piano, rispettando i tempi e le modalità di ognuno ed abbiamo iniziato questo viaggio che si è concluso a maggio 2018. In questo periodo i ragazzi hanno imparato a conoscere Heidi, ad accarezzarla, a giocare con lei e soprattutto a passeggiare insieme a lei. Alla conclusione del progetto i ragazzi erano molto felici non appena Heidi entrava, la salutavano, la accarezzavano   e poi si usciva tutti insieme. Heidi e i ragazzi passeggiavano insieme nella piazza, attraversando il mercato. Con ognuno di loro il lavoro aveva un obiettivo specifico, chi doveva lavorare maggiormente sull’attenzione, chi sul rilassamento, chi sul portare avanti un compito…

Oltre a Valentina, Heidi e me fondamentale è stata la presenza delle educatrici dei ragazzi, che li accompagnavano, li supportavano e si confrontavano con noi. In questo periodo i ragazzi hanno anche imparato a dare un biscotto ad Heidi, un’attività che sembra semplice ma che in realtà non lo è. Richiede di avvicinare la propria mano alla bocca del cane, e questo può generare ansia o paura, è stato quindi un avvicinamento graduale, reso possibile dalla creazione della relazione dei ragazzi con Heidi e dalla crescente fiducia reciproca.

Abbiamo visto Monica (nome di fantasia, come gli altri nomi che troverete) accogliere Heidi timorosamente fino ad arrivare a farle subito delle carezze  festose, Sara chiamarla per nome appena arrivava e camminare speditamente insieme a lei, Lucia riuscire a restare nel gruppo anche nell’attività all’aperto mantenendo l’attenzione sul compito, Riccardo riuscire a rilassarsi e non lasciare il guinzaglio di Heidi, anche in situazioni stressanti e Mirco camminare ben eretto e riuscire a mantenere per un breve periodo l’attenzione su Heidi.

E’ stato un percorso emozionante, fatto di piccoli passi avanti, a volte regressioni per poi tornare nuovamente a migliorare. Heidi ed i ragazzi si sono messi in gioco e hanno imparato insieme a conoscere modi e tempi dell’altro. Io ho visto il percorso dei ragazzi ma anche la crescita di Heidi, accompagnandoli tenendo sempre bene in mente che l’attività deve essere piacevole per tutti, Heidi inclusa ovviamente!

Negli ultimi due incontri Heidi è stata affiancata anche da Cora, la sua collega che aveva lavorato lo scorso anno all’arena, formando così un bel gruppo formato da tante diversità ma tutte in grado di muoversi e di crescere insieme.

A conclusione di questo percorso vorrei davvero ringraziare le educatrici del centro, Valentina, Cora, i ragazzi, Barbara (che da sempre si è occupata del progetto e che è stata sempre pronta per ogni confronto e organizzazione da fare), tutto il team di Canbiamente Evolution ma soprattutto Heidi, perché oltre a vivere con me la quotidianità familiare mi riesce ad affiancare anche nel lavoro con grande entusiasmo.

Voglio condividere con voi anche alcuni scatti di questo percorso:


Noemi Castelli
Canbiamente Evolution 

Negli ultimi decenni la relazione uomo-animale si è sostanzialmente modificata e si è affermata la consapevolezza che da tale relazione l’uomo, in particolare bambini, persone anziane e coloro che soffrono di disagi fisici e psichici, può trarre notevole giovamento. La convivenza con gli animali d’affezione, se correttamente impostata, può rappresentare già di per sé fonte di beneficio per la società e gli animali domestici possono svolgere anche un importante ruolo di mediatori nei processi educativi e terapeutico-riabilitativi.

Si è pertanto osservata la diffusione in diversi ambiti, sia pubblici che privati, degli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA, genericamente noti come pet therapy). Gli IAA hanno valenza terapeutica, riabilitativa, educativa e ludico-ricreativa e prevedono l’impiego di animali domestici. Gli animali maggiormente impiegati sono il cane, il cavallo, l’asino, il gatto ed il coniglio. Tali interventi sono rivolti prevalentemente a persone con disturbi della sfera fisica, neuromotoria, mentale e psichica, dipendenti da qualunque causa, ma possono essere indirizzati anche a individui sani.

Gli IAA devono essere improntati al rispetto della legislazione vigente e, nei processi educativi e terapeutico-riabilitativi, su criteri scientifici e richiedono l’applicazione di protocolli che contemplino la presa in carico del paziente/utente, la stesura di un progetto, la definizione degli obiettivi, la verifica periodica dei risultati raggiunti e la capacità di lavorare in équipe da parte di specialisti che spesso appartengono ad ambiti scientifici e culturali molto diversi.