La cinofilia non è una scienza esatta, soprattutto perché ancora pervasa da convinzioni errate che si tramandano di padre in figlio.

Tali affermazioni però non sono innocue.

La mancanza di corretta informazione ha delle conseguenze e non solo nelle risposte comportamentali dei cani che vivono in famiglia, esse hanno anche ripercussioni a livello sociale, in termini di costi per la collettività oltre che questioni etiche.

Le convinzioni cui mi riferisco in particolare sono :’la femmina deve fare almeno una cucciolata altrimenti le vengono i tumori’, ‘se si castra il maschio gli cambia il carattere’ e tante altre tradizioni verbali che si riferiscono alla sfera riproduttiva dei cani.

Non è mia intenzione esulare dalle mie competenze, per cui vi rimando al vostro medico veterinario di fiducia per i dettagli che spiegano perché’ tali affermazioni sono prive di fondamento.

Quello che invece voglio denunciare sono le conseguenze.

I dati che seguono sono stati estratti dal RAPPORTO LAV 2018

“Il randagismo è un fenomeno ancora molto diffuso nel nostro Paese, sebbene in alcuni casi non se ne conoscano le dimensioni esatte a causa della carenza di dati completi e di numeri aggiornati, siano essi riferiti ai cani, ma soprattutto ai gatti(…).

In totale nel 2017 gli ingressi nei canili sanitari sono stati pari a 91.021 e solo il 38% dei cani è stato restituito al detentore.

Molto bassa la media di restituzione nel Mezzogiorno, pari ad appena il 6%, percentuale che sale man mano che ci si sposta verso il Nord Italia, con un 39% al Centro fino ad arrivare a un 69% di media per le regioni del Nord.
In Italia risultano 1.200 canili, così suddivisi: 434 sanitari e 766 rifugi (114 canili assolvono entrambe le funzioni).

Il 44% dei canili si trova nel Mezzogiorno, il 37% al Nord e il restante 19% al Centro.
In base ai dati che ci sono stati forniti mentre nel Centro-Nord sono presenti 94 gattili, questi sarebbero quasi inesistenti al Sud e nelle Isole, che ne registrano appena 7 e dove si rileva anche una scarsa attenzione per le colonie feline (7.934 colonie registrate contro le 53.944 del Centro-Nord) e per la sterilizzazione dei gatti (poco meno di 15.000 l’anno contro i poco più di 54.000 del Centro-Nord)”.

queste sono le conseguenze di quelle false credenze…

Tutto ciò ha un costo: migliaia di vite trascorse dietro le sbarre, in condizioni che spesso non riescono ad assolvere i bisogni minimi dei cani -ciò vale anche per i gatti- elencati nella Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali

“Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione, mediante il facile accesso all’acqua fresca e a una dieta in grado di favorire lo stato di salute;
Libertà di avere un ambiente fisico adeguato, comprendente ricoveri e una zona di riposo confortevole;
Libertà da malattie, ferite e traumi, attraverso la prevenzione o la rapida diagnosi e la pronta terapia;
Libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche, fornendo spazio sufficiente, locali appropriati e la compagnia di altri soggetti della stessa specie;
Libertà dal timore, assicurando condizioni che evitino sofferenza mentale.”

Ha un costo economico che pesa sulle Amministrazioni comunali, molte delle quali si sono mosse per motivi etici o economici che sia, per la lotta al randagismo, sterilizzazione e re immissione nel territorio.

Tuttavia il problema permane perché le campagne promosse dagli Enti o dalle Associazioni Animaliste non riescono ad entrare nelle case. Sì, perché’ purtroppo il problema maggiore proviene dai cani di proprietà, i cui detentori sono ancora legati alle convinzioni di cui sopra.

Stiamo parlando di cani da pastore, cani da guardia di cascine agricole, ma anche di cani di razza con pedigree.

Personalmente negli ultimi 10 anni ho adottato dal canile, tra gli altri, ben 3 Siberian Husky! E vivendo nelle Marche non credo che siano fuggiti da una muta da slitta che ha perso il proprio musher!

Erano cuccioli di privati estimatori della razza che hanno voluto fare almeno una cucciolata, oppure si sono improvvisati allevatori per guadagnarci qualche soldo.

Fantastico vedere per casa da 6 a 10 frugoletti, foto su foto pubblicate in tenerissimi post su Facebook. In tanti s’innamorano, promettono di ‘tenerli benissimo’, altrimenti l’improvvisato allevatore mai e poi mai avrebbe ceduto il cucciolo, portano a casa il batuffolo di pelo.

Tutto è un sogno fino ai 6 – 7 mesi!

E poi?

E poi il cane cresce, perde l’aspetto paffuto, anzi un po’ si sgrazia mentre si sviluppa il corpo e il carattere. Entra nell’adolescenza- periodo difficile a livello comportamentale- e dopo qualche tempo finisce in canile, perchè la famiglia non riesce -non vuole imparare- a gestirlo.

 

E’ vero, non tutti finiscono in canile, perché chi ha un giardino lo relega lì, obbligando un animale sociale a condurre una vita di reietto della società. Solo una minima percentuale dei cani, soprattutto tra quelli di razza che ‘fanno fighi’, è adottato da persone consapevoli disposte a crescere insieme con lui.

Voglio porre l’accento che gli allevamenti professionisti non sono esclusi da questi scenari, ma se la riproduzione dei cani fosse limitata quanto meno a questa categoria, i numeri riportati sarebbero inferiori.

Come combattere ciò?

Occorre promuovere , sia a livello istituzionale sia privato, servizi qualificati per chi vive con un cane:

  • spazi
  • dog sitter
  • strutture pet friendly

competenti per dare supporto a chi ha deciso di condividere la propria vita con un cane.

Sappiamo che nell’arco di 10 – 15 anni la vita può cambiare ed è un diritto poter accedere a servizi che consentano comunque di continuare il cammino insieme al proprio cane.

Occorre anche rispettare chi dedica la propria vita professionale a fornire questi servizi, perché sono persone che si sono poste delle domande ed hanno cercato le risposte, formandosi con notevole impegno di risorse in termini di tempo e denaro.

 Ma non basta!

E’ fondamentale il coinvolgimento delle Istituzioni: non solo predisponendo strutture di accoglienza consone ai prescritti della Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali, o continuando a promuovere campagne di sterilizzazione.

E’ necessario introdurre regolari controlli sulla microchippatura, ma soprattutto perimetrare la riproduzione a fini di allevamento cinofilo attualmente con pochissimi limiti legali: allevamenti professionali, allevamenti amatoriali, negozi che vendono cuccioli.

E’ compito delle Istituzioni anche promuovere la cultura cinofila, per dare ai proprietari di cani gli strumenti per mettersi in discussione, rendersi conto della propria ‘incompetenza’ in materia. Le frasi dette devono essere sostituite da informazione concreta e basata su prove scientifiche. Deve essere noto che i dubbi sull’aspetto riproduttivo del cane devono essere sciolti rivolgendosi al Medico Veterinario ma coinvolgendo anche il Medico Veterinario esperto in Comportamento sulle eventuali conseguenze comportamentali: ogni cane è un individuo unico con risposte comportamentali diverse, per cui è importante valutare i giusti tempi per procedere ,ma comunque procedere o impegnarsi con cognizione di causa nell’evitare qualsiasi possibilità di accoppiamento incidentale.

E’ importante che la Società si renda conto che il costo di questi interventi è irrisorio rispetto ai costi sociali ed economici dei numeri riportati all’inizio di questa lettura.

Soprattutto che si renda conto che questi piccoli passi possono evitare la sofferenza di migliaia di creature che credono in noi!

Il solo posto al mondo in cui si può incontrare un uomo degno di questo nome è lo sguardo di un cane.
(Romain Gary)

Claudia Tomassini
The Dutch Dog

 

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