Il 24 Agosto di quest’anno sono esattamente 3 anni che la vita di molte comunità del centro italia sono cambiate radicalmente.
Qualche mese dopo la prima forte scossa ricevemmo la chiamata di una mamma coraggio che insieme ad altre mamme aveva fondato un’associazione per creare dei servizi alle famiglie e ai bambini rimasti senza casa. Ci chiedevano un progetto di pet therapy per tutte le fasce scolastiche.
Una chiacchierata al telefono, una richiesta di aiuto fatta con estrema dignità, disperazione e forza, una combinazione che ti attraversa togliendoti il fiato.
La richiesta fu subito accolta ma nell’attimo dopo ci rendemmo conto di non aver mai fatto esperienze lavorative simili.

Mille dubbi sul contesto, una comunità montana, un approccio zootecnico, come avremmo fatto a lavorare sulla relazione?
Come saremmo riusciti a dare un significato diverso degli animali proprio in un momento di emergenza umanitaria?

La verità è che nessun corso ti prepara a questo. Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo davvero.
Senza perderci d’animo riunimmo tutte le risorse della nostra associazione più qualche aiutante  di buona volontà e iniziammo a studiare un progetto per quattro fasce di età.

Fummo ospitati per tutto il primo anno del progetto  nel conteneir donato da Save The Children, enorme.
Il primo giorno non me lo dimenticherò mai.
Mentre eravamo in un’aula con una classe dell’infanzia, altri bambini uscendo si misero a correre nel corridoio.
Tutto vibrava e fu il panico totale.
Ed ecco subito saltata la nostra scaletta. Come avremmo fatto  a lavorare tra urla e pianti di panico?
In realtà io avevo una gamba ingessata proprio nel periodo di inizio del progetto e questo mi aiutò parecchio a rompere il ghiaccio.
Tirai via le stampelle per correre e fare un pò il pagliaccio e a produrre vibrazioni del buonumore.

Ma quindi la pet therapy?

Pochi incontri più tardi e tante scosse dopo iniziammo a raccogliere i primi frutti.

Per l’infanzia nei due anni sucessivi avevamo organizzato degli incontri per la maggior parte referenziali, i bambini avevano bisogno di raccontare tantissimo e fare esempi.
Raccontare e dipingere le loro emozioni. Avevano tanto bisogno di attenzioni, di essere abbracciati e di inventare storie sugli animali che popolavano le loro montagne.

 

La primaria era la più laboriosa, aiutavano nelle attività dei più piccoli, avevano bisogno assolutamente di avere dei ruoli e volevano apprendere come il cane riuscisse a fare qualacosa sotto nostra gentile richiesta e non “comandandolo”. Realizzarono dei lapbook  APRENDO/APPRENDO che presentammo a qualche evento di raccolta fondi, in seguito.

 

Le medie inferiori.
Quell’età in cui la sofferenza arriva senza filtro, è devastante, ma la mente è altrettanto veloce e abile a strumentalizzare le circostanze e questo metteva in difficoltà gli adulti, incapaci di trovare un linguaggio comune.
In assoluto la fascia di età più difficile da penetrare. Avevano perso amici, avevano scavato insieme ai genitori per tirare fuori qualcuno, avevano soccorso chi si era buttato in strada. Piccoli già grandi e con un sentimento di credito con la vita.

Infine il liceo.
Dei ragazzi stupendi in cui vedi l’essenza di chi cresce in un mondo ricco di tradizioni, con un senso di appartenenza che  noi “urbani” tante volte non possiamo capire, tanti valori e un senso della famiglia fortissimo.
Con l’aiuto di un maestro della fotografia, che riusciva a trovare il tempo per noi nonostante i suoi impegni di lavoro con alcune delle più note riviste scientifiche  internazionali, riuscimmo a coinvolgere anche i più grandi, con un progetto di ricerca di scatti del territorio.
Ovviamente protagonisti sempre natura e animali.
Perchè mentre tutto intorno era distrutto lei, la montagna, era sempre li. Ferma.

L’anno successivo ci diedero lavori più specifici, riguardavo problemi di apprendimento, dispersione scolastica e una fascia di età che nel frattempo era diventata la più debole: gli anziani.

Sì. Le attenzioni dei media avevano prodotto un effetto love bombing e nel bene e nel male i bambini erano andati avanti.
Ma gli anziani, loro no. Nella frenesia del tutto non ci eravamo accorti che i più fragili erano loro.
Loro che avevano perso tutto e nella loro testa (e purtroppo per ora anche nella realtà) non lo avrebbero visto mai più.

Le più belle passeggiate della mia vita le ho fatte sottobraccio a loro, che non disegnavano di certo ma avevano bisogno di raccontare la loro la vita. I sacrifici, il lavoro, e le perdite dei loro cari. Di non essere riusciti a recuperare nulla o quasi dalle macerie e dei loro ricordi rimaneva solo un archivio nella loro memoria.
Il bisogno di ricordare per trattenere qualcosa. Per non perderlo anche lì.
E mentre i bambini inventavano un mondo bello per trovare piacere nella loro immaginazione, gli anziani lo facevano attraverso i ricordi.

Amatrice, ancora senza case,  ha costruito e dedicato un monumento a Camilla, cagnolina del nucleo dei Vigili del Fuoco che la notte del 24 agosto ha contributo ha salvare molte vite umane.

 

Per donare a L’ALBA DEI PICCOLI PASSI  visita il sito http://www.aapp-amatrice.it/

Canbiamente Evolution 24. 08.2019

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