Nelle ultime settimane sembra esser diventato un argomento abbastanza gettonato a seguito di fatti di cronaca che vedono coinvolti cani tenuti in pessime condizioni segregati in giardini.

Per quanto riportato dai canali d’informazione, è giusto che situazioni di questo genere vengano arginate per garantire appunto il benessere animale.

Ma siamo in grado di definire e stabilire effettivamente cos’è il benessere animale? Siamo in grado realmente di capire effettivamente quali sono i VERI BISOGNI del cane?

Viviamo in un contesto storico in cui il cane, per alcuni, ha assunto notevole importanza. Un valore immenso che ha portato a voler trasformare un animale (seppur mammifero e sociale come l’uomo) diverso dalla nostra specie. Alcune persone attribuiscono al cane lo stesso “valore” che vien dato ad un bambino, trattandolo come tale.

Non a caso, vediamo sempre più cani in braccio ai loro proprietari, dentro passeggini, a casa dormono in vere e proprie culle, siedono e mangiano a tavola con il resto della famiglia, costretti ad indossare capi d’abbigliamento in passeggiata, ad avere lo smalto sulle unghie …e tanto altro ancora (purtroppo)!

Cerchiamo di chiarire una cosa IMPORTANTISSIMA che sosteniamo ormai da diverso tempo: esistono cani e cani.

Ci sono cani che per cause esperienziali e/o dettate dalla propria personalità prediligono un contesto piuttosto che un altro.

Ci sono cani che necessitano la presenza costante delle persone, e quei cani che delle persone non ne vogliono sapere nulla.

Mi è capitato troppo spesso, di sentire e leggere di situazioni in cui veniva vietata l’adozione di cani che dovevano poi vivere in giardino senza tener in considerazione, appunto, il cane.

Così come mi è capitato di tentare spesso invano di spiegare a dei proprietari l’importanza di far vivere il cane in casa con loro e nel quotidiano.

Diventa molto difficile quindi stabilire degli indici generali di benessere, ma piuttosto l’ideale sarebbe avere le capacità di saper riconoscere le peculiarità e le necessità di ogni singolo soggetto e stabilire di conseguenza il contesto adeguato per quest’ultimo.
Quindi saper analizzare gli elementi adeguati confrontandoli con altri elementi, come carattere, personalità, contesto sociale, stile di vita, lavoro dei proprietari o futuri proprietari per garantire una qualità di vita migliore al cane in questione.

Questo “mercato” frequentemente avviene nei canili e/o allevamenti.

Ci sono allevamenti che dovrebbero selezionare un certo tipo di persone a cui affidare il frutto del loro lavoro, ma troppo spesso questo non avviene per un discorso di conflitto d’interesse, sono infatti pochi ormai gli allevatori che affidano cani solo a gente seria.

Nei canili invece ci sono cani con indici di adottabilità alti e bassi.

Il più delle volte nei canili ci sono sempre più cani con indici di adottabilità bassi.

Questo fenomeno è dettato da vari fattori:

-gestioni errate

-carenze strutturali di apposite (e idonee) aree di sgambamento

-assenza di personale formato e/o qualificato al suo interno

-sovraffollamento

Tutti questi elementi naturalmente vanno sommati ad un altro aspetto che non deve assolutamente passare inosservato:

I CANILI NON SONO LUOGHI ADATTI PER DETENERE CANI E GARANTIRE BENESSERE.

Sulla base di questo, bisogna iniziare a prendere in considerazione tutte quelle situazioni che fino a qualche giorno fa venivano ritenute aberranti. È ovvio che per un volontario o colui che si occupa di adozione cerca di garantire al cane sempre e solo situazioni idilliache.
Ma dobbiamo iniziare a bypassare le visioni “disneyane” e affrontare la realtà.

Perché ad un cane che vive in canile, che ha delle difficoltà con le persone o difficoltà ambientali, vietargli la possibilità di lasciare il suo box per andare a vivere in un giardino?
Perché non riconoscere il vantaggio di avere un giardino a disposizione per questa tipologia di cani?

Quindi, concludendo, non esiste solo il bianco o solo il nero ma anche il grigio!
Il giardino è un’ottima risorsa da sfruttare per moltissime situazioni, dalle più “semplici” come agevolare un cucciolo appena arrivato a casa nella gestione delle sue minzioni o la possibilità di sfruttare l’area esterna per svolgere delle attività costruttive con il proprio cane in sicurezza e tranquillità ma anche per casi più complessi dove il cane prima di dover affrontare il mondo esterno può trovare agio in un contesto familiare avendo comunque accesso ad una zona esterna per poi con il giusto lavoro e le tempistiche adeguate arrivare alla vera e propria passeggiata.

Questo però non significa che l’avere un giardino equivale al segregare il proprio cane fuori senza integrarlo e considerarlo parte integrante del gruppo familiare.

Il giardino è uno strumento, una risorsa e va considerata come tale né più né meno di una semplice pettorina. Tutto sta, come sempre, nel SAPER mettere sul piatto della bilancia tutti gli elementi necessari per garantire il benessere ad ogni singolo soggetto.

Giuseppe Fatone
Dog’s Revolution
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