Un’ombra furtiva si aggira per il mio giardino!

Piccolo, scattante, cammina rasente la recinzione approfittando della chioma degli ulivi nani per nascondersi e osservarmi. Deve capire le mie intenzioni! Sto per fare qualcosa che può mettere in pericolo la sua sopravvivenza o sto semplicemente servendo la cena?

Quest’ombra è un cane di taglia piccola che vive con me da circa 4 anni.

E’ Gino, ed è un cane semi selvatico.

Gino è approdato in canile a circa 2 mesi, con altri 7 fratelli, nessuna notizia della mamma. I piccoli erano terrorizzati dagli esseri umani: la sola vicinanza causava l’immobilità, il cosiddetto freezing.  Di conseguenza per svolgere le attività quotidiane degli operatori, o quelle straordinarie dei volontari, i piccoli erano presi in braccio e spostati come piccole rigide statue.

L’adozione di Gino da parte mia fu più o meno consapevole: sinceramente credevo di poter lavorare sulla sua prosocialità, allargare le sue competenze, prepararlo al mondo e poi magari trovargli un’adozione ad hoc, altrimenti l’avrei tenuto io.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la genetica!

Per molti mesi ho pensato fosse un fobico, come pure i suoi fratellini, alcuni dei quali purtroppo sono rimasti in canile. In realtà gli studi che ho intrapreso qualche tempo dopo aver accolto Gino in casa, che mi hanno portato a diventare Istruttore Cinofilo Riabilitatore, mi hanno aperto l’orizzonte.

Ricordo quando raccontavo ad un mio docente che avevo predisposto una Panic Room per Gino, così da permettergli di entrare nell’appartamento (lui preferiva chiudersi in un angolo del giardino) ed abituarsi ai rumori di una famiglia umana pur sentendosi sempre al sicuro. Mentre raccontavo parlavo della fobia di Gino, fino a che il docente disse: “se lui è capace di scegliere di entrare nella panic room, non è così fobico”.

Come non è così fobico? E quindi? Cos’è? Perché ogni volta che mi avvicino anche con la pappa in mano, cerca di confondersi con il muro, si irrigidisce come una statua e addirittura fa la pipi addosso.

Gino è un cane semi selvatico. Un cane che ha una struttura genetica leggermente diversa da quella dei nostri ‘pet’.

Ma come non addomesticato? Il cane è un animale domestico, anzi è l’ANIMALE DOMESTICO per antonomasia, amico fedele-il miglior amico dell’uomo!

Ciò non è del tutto vero: ci sono migliaia di cani nel mondo che pure avendo subito un processo di domesticazione non sono totalmente addomesticati, quindi non manifestano le caratteristiche di prosocialità, in particolare docilità che hanno i nostri cani.

Per approfondimenti rimando a letture più specializzate come: DOGS, di Raymond e Lorna Coppinger.

Tuttavia questa realtà è vissuta quotidianamente, direttamente da animalisti sul campo o indirettamente attraverso i social. Parlo degli innumerevoli post relativi a cani che vivono randagi, soprattutto nel Sud Italia, che sono oggetto di un accudimento malato da parte di volontari che cercano di catturarli e spedirli ovunque, dal Nord Italia alle Isole più vicine come Malta. Questi cani non hanno bisogno di essere salvati: hanno strutture sociali con divisione dei compiti per età, ruolo e rango, hanno capacità di sopravvivenza, flessibilità mentale per convivere con la società umana senza esserne partecipe. Sono cani preziosi, cani veri, non snaturati dalle manie antropocentriche che permeano la selezione di razza.

Gino è stato trovato con altri cuccioli e senza la mamma: volontari mossi dal principio del ‘tanto amore’ sottraggono i cuccioli che le sagge mamme mettono al sicuro mentre vanno a cercare il cibo. Li ‘salvano’ dalla strada per mandarli a morire psicologicamente, a volte anche realmente, in una gabbia di cemento, che sia quella di un canile o un lussuoso appartamento del centro di Milano.

Gino ora vive in campagna e quando gira libero per i campi apre il petto e tiene la coda ritta, orgoglioso delle sue capacità e delle sue competenze. Io e lui abbiamo raggiunto un equilibrio: io non lo stresso e lui non stressa me!

Siamo felici? No, lui sarebbe stato meglio in un gruppo sociale di cani liberi e il resto del nostro gruppo familiare, composto da altri 3 cani, non avrebbe dovuto gestire i problemi di integrazione e di comunicazione che abbiamo con lui.

L’importante tuttavia è che la nostra relazione, seppur zoppicante, sia basata sul rispetto.

Anche se ogni tanto Gino ha la faccia da…OMMIODDIOOOO…MORIREMO TUTTI!

Claudia Tomassini
The Dutch Dog

 

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