Nonostante un caldo ottobre, anche quest’ anno l’ Estate ha lasciato il passo all’ Autunno.

La natura si sta piano piano sopendo, le temperature si stanno abbassando, le giornate ormai si sono inesorabilmente abbassate.

Sta arrivando novembre, il mese autunnale per antonomasia, il mese in cui si commemorano i nostri cari defunti.

La tradizionale visita al cimitero il 1 novembre, ci riporta per un giorno a ricordare i cari persi. I cimiteri si popolano di viventi, di fiori, di lumini: celebriamo i nostri morti, perpetuando uno dei più antichi riti della storia dell’umanità. Le cerimonie funebri risalgono davvero alle origini dell’Uomo: molto di quel che sappiamo degli usi e costumi del passato è dovuto al ritrovamento di monumenti funebri o comunque semplici tombe, testimonianze delle celebrazioni di riti di sepoltura.

Il dolore della perdita del defunto avvicina le persone, ci si stringe a sorreggere e confortare chi sta vivendo il lutto, come a voler portare insieme quel terribile fardello. Si concede del tempo e si sopportano con pazienza anche nuovi comportamenti bizzarri, perché il lutto ha un periodo di elaborazione affinché possa essere superato.

Possiamo affermare altrettanto quando il defunto non è’ umano?

Purtroppo quando la vita ci costringe a rinunciare per sempre al nostro amico non umano, non possiamo permetterci di soffrire pubblicamente e tanto meno di celebrare un rito funebre riconosciuto.

A dispetto del nostro dolore, il nostro migliore amico per la legge diventa: una carcassa da smaltire.(scusate la brutalità)

I più fortunati hanno un po’ di terra dove seppellirlo e possono celebrare un rito personale o familiare.

In ogni caso tutto deve essere contenuto e vissuto dentro: non esiste congedo da lavoro se ti muore il cane o il gatto, non esistono telefonate di condoglianze o abbracci e spalle su cui piangere.

Piuttosto c’è la frase…quella  terribile frase…

E’ SOLO UN CANE (GATTO, PAPERA, CONIGLIO, MUCCA…)”

Di fronte a quella frase personalmente ho spesso rischiato di mettere le mani al collo di chi l’aveva proferita, ma io stessa mi sono vergognata del mio dolore!!!!

Vergognarsi del proprio dolore….

Sì, è questo che ci hanno fatto credere con le teorie antropocentriche che ci hanno inculcato: sono animali, non hanno anima (non sono una linguista, ma già dalla radice delle due parole si capisce che c’è un qualche controsenso); non vanno in Paradiso, non soffrono e non amano come noi.

Dunque perché piangerlo? Perché seppellirlo con cura, avvolgendolo con la sua copertina o mettendogli accanto il suo gioco preferito?

Se state leggendo quest’articolo sapete perfettamente perché…,

Sono “gli altri” che non lo sanno, ma non dobbiamo lasciarci influenzare da “gli altri”

Quando il nostro amico ci lascia dobbiamo ascoltare il nostro dolore, viverlo come quello che è: un lutto!

Abbiamo perso un legame affettivo, un membro della famiglia, abbiamo perso un pezzo di noi. Dobbiamo vivere liberamente queste emozioni per poter elaborare il lutto, allo stesso identico modo in cui accade per le perdite di cari umani. Dimentichiamo il giudizio che potrebbe venire da ‘gli altri’, perché loro purtroppo non possono capire.

Ce lo dobbiamo, per noi e a tutti gli amici non umani che arriveranno nella nostra vita, quando finalmente saremo pronti a ricominciare. Affrontare una nuova relazione con un animale, senza aver elaborato il lutto ci porterebbe a fare continui paragoni e il vivente sarà sempre perdente rispetto al defunto! Non avremmo la lucidità per apprezzare l’individuo che vivrà con noi e lo faremo soffrire.

Il rito….

Concediamoci anche la celebrazione di un rito funebre.

Quest’affermazione potrebbe sembrare un controsenso rispetto alla denuncia all’antropomorfizzazione di cui sopra. Forse lo è, ma il rito serve a noi umani perché siamo noi che dobbiamo superare il lutto.

Per noi umani il rito è importante: citando le parole della dottoressa Barbara Alessi in occasione del seminario ‘Per sempre…il lutto, il dolore, la perdita‘: “per poter elaborare il lutto si deve allontanare il defunto dai sensi”.

Celebrare un rito consente inoltre di riorganizzare le idee rispetto al disordine di un dolore devastante e destabilizzante, ritornare un minimo presenti a se stessi.

 

 

 

La Speranza…

C’è un altro fattore estremamente importante per affrontare il dolore del distacco forzato:  la speranza.

È scientificamente dimostrato che parole di speranza attivano le stesse aree celebrali della morfina!

Noi esseri umani abbiamo così tanto bisogno di speranza da arrivare ad aggrapparci alla religione nel momento del bisogno, pur non avendola mai professata prima.

Da qualche tempo tramite il web si è diffusa la poesia del Ponte Dell’Arcobaleno, praticamente  l’ alter ego del Paradiso per i 4 zampe.

Come sempre sul web si trovano opinioni contrastanti: chi sembra considerarlo verità assoluta, chi invece lo critica, accusando i primi di vendere fumo e inganno e riportando invece alla crudele realtà.

A mio parere torniamo al discorso iniziale, quello de ‘gli altri’ che ci fanno vergognare del nostro dolore. Intendo che se credere che il nostro gatto abbia attraversato il Ponte e ci stia aspettando dall’altra parte, può influenzare il nostro cervello e alleviare il nostro dolore, ben venga!

Accogliamo la speranza come sollievo, ignorando le critiche e le derisioni.

Consideriamolo anche una fase della vita che ci permette di valutare le persone che ci circondano, se sono in grado di accogliere il personale modo di vivere il lutto.

Ricordiamoci che ‘gli altri’ non devono permettersi di farci vergognare di quello che proviamo, che è importante che sia riconosciuta la lecita’ di un rito funebre e ben venga il Ponte Dell’Arcobaleno se serve a darci sollievo e a superare il lutto.

Comunque sia il nostro amico ha vissuto con noi, è in noi, nei nostri ricordi, nel nostro vissuto, in quello che siamo ora, in quello che ci ha insegnato ed aiutato a scoprire: noi oggi siamo come siamo anche grazie a lui!

Vivrà con noi per il resto della nostra vita, ci guiderà nelle scelte, sarà per sempre al nostro fianco, sarà sempre il nostro

Miglior Amico….

 

Claudia Tomassini
The Dutch Dog
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