Vorrei iniziare descrivendovi questa immagine.

Lei è Zoe ed è in canile da quando è cucciola.
E’ arrivata insieme alle sue sorelle e come potete vedere da questa foto, veglia sulla sua ultima sorella morente. E’ il 14 febbraio 2014.

Quante volte ci ritroviamo ad assistere a queste scene in canile! Non so come definirlo, amore o rispetto, ma sicuramente sono scene fortemente emozionanti e spesso impensabili.

Vogliamo raccontarvene qualcuna per far luce su un aspetto molto intenso e che normalmente non trapela al pubblico.

Il canile per quanto ben tenuto sia è sempre un posto fatto di reclusione, di solitudine, di giornate ed odori sempre uguali, di poca interazione con il genere umano. Nei canili migliori capita che arrivino persone desiderose di adottare e allora si fanno conoscenze differenti dal solito. Contrariamente nei canili peggiori non si ha nemmeno la fortuna di rompere un po’ la monotonia delle solite facce, perché tanto nei posti peggiori non arrivano nemmeno visitatori. In questi posti, nonostante ciò, i cani riescono ad acquisire delle certezze e delle sicurezze, come capita a noi in casa nostra.

Che semplicemente sia sapere a che ora si mangia o dove posso nascondermi nel caso arrivi un evento che mi preoccupa, il cane riesce in un tempo molto soggettivo, ad acquisire delle certezze. Ed il compagno di box diventa parte di questa certezza. Capita che nascono dei legami così forti che a volte mettono anche in crisi il volontario.
Edo arriva in canile da me insieme a Margot, con cui sta da 10 mesi. Sono entrambi cani molto giovani, entrati insieme in canile poco dopo essere nati. Due piccoli discoli, felici e gioiosi che non vedono l’ora che arrivino i volontari per stare con loro.

Un bel giorno la femmina viene adottata da una famiglia e così all’improvviso se ne va e Edo rimane in canile. Due giorni dopo che Margot se n’è andata vado in canile e Edo non lo vedo. Lo chiamo, lo chiamo, mi affaccio al suo box e niente! Decido di entrare e lo trovo dentro la cuccia del suo box, non apre nemmeno gli occhi, non mangia e non ne vuole sapere di uscire. Proprio in questi momenti a te ,volontario, crolla il mondo addosso. Non puoi fare nulla, per quanto tu ci provi niente colma il senso di solitudine, la mancanza di certezze che questo piccolo moscerino sta provando. Sai benissimo che non puoi chiedere alla famiglia che ha adottato Margot di prendere anche lui perché non lo possono fare!
Questo piccoletto rimane lì, non mangia nemmeno le migliori prelibatezze che gli portano i volontari e TU non puoi che provare un senso di impotenza, crampi allo stomaco, hai solo una nascosta consapevolezza che non avevi altra scelta.
Questa volta però la fortuna ci ha assistito, dopo una settimana una bella famiglia si è innamorata di lui e il cane è andato a casa. A parte lo stordimento inziale adesso lo vedo correre felice con la sua nuova amica umana, che salta addosso a tutti quelli che lo guardano perché lui è felice di vivere e sentirsi dire che è bellissimo..è ritornato lui.

Un lieto fine che fa smettere al tuo stomaco di torcersi e che ogni tanto ci vuole per compensare invece tutte quelle storie che il lieto fine non ce l’hanno.

L’unica cosa che mi sento di dire è quindi questa: sono cani, non sono uomini, appartengono ad una specie diversa dalla nostra, ma anche loro provano forte emozioni e forse a volte, hanno più rispetto del loro “convivente” di quello che noi possiamo mai immaginarci.
Quindi se decidete di adottare un cane pensateci bene, perché voi diventerete la loro certezza!

Silvia
Dog Skills
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