La giornata di lavoro è finita, rientriamo in casa stanchi e sfiniti, l’unico desiderio è fare una bella doccia e sprofondare sul divano. Appena apriamo la porta, una carica di energia ci investe e ci ricorda che abbiamo un cane! Lui ci guarda e con occhi imploranti ci chiede attenzioni. Ok, guinzaglio e pettorina e si va fuori per il giro bisogni. Finalmente soddisfatti i bisogni primari, letto il giornale canino pattugliando con il naso tutto il giardinetto, fatte due slappate d’acqua…ora si avventa su un bastoncino di legno e ci guarda di nuovo con occhi imploranti…GIOCHIAMO?!!

La maggior parte degli umani compagni dei quattro zampe non si rende conto che quello sguardo è il portale per una realtà parallela, un mondo di fantasia che se colto per quello che è ci farebbe vivere ogni volta un’esperienza come Alice nel Paese delle Meraviglie.

Lo scorso mese ho avuto il piacere di ospitare Attilio Miconi, Istruttore Cinofilo Riabilitatore che si occupa da oltre trent’anni di cinofilia, con il suo seminario Mente In Gioco.

Attilio ci ha aperto gli occhi sul Paese delle Meraviglie in cui ci vogliono condurre i nostri cani.

Il gioco si esprime in clima rilassato, non risponde ad una necessità impellente, ci sottopone ad uno stress positivo (eustress) perché entrambe le parti possono interromperlo quando vogliono.

Il gioco:

  •  performativo, cioè un gioco molto movimentato con alto livello di fisicità e attivazione emozionale, senza ansia da prestazione.
  • cognitivo, caratterizzato dalla finzione e scambio dei ruoli, senza mettere in discussione i veri ruoli nel gruppo sociale familiare. Se nella quotidianità abbiamo strutturato una buona relazione con il nostro cane, nel gioco possiamo tranquillamente togliere il cappello del ‘leader indiscusso’ senza minare il reale rispetto che il cane nutre nei nostri confronti.
  • comico, finalizzato solo al puro divertimento ed emozioni positive.

Tuttavia il gioco svolge un ruolo molto importante, per questo lo è altrettanto saper giocare con il nostro cane e soprattutto dedicare tempo al gioco.

Il gioco permette di esprimere senza alcun fine dei modelli comportamentali che appartengono all’etogramma del cane e che nella vita reale hanno obiettivi precisi. E’ una sorta di allenamento e soprattutto di appagamento del cane, che accompagnandoci nella vita quotidiana umana spesso deve inibirne l’espressione.

Il gioco inoltre è un metodo di apprendimento, come ad esempio con il problem solving.

Ogni individuo ha una zona effettiva di sviluppo, cioè l’attuale capacità di risolvere un problema; una zona potenziale di sviluppo, cioè la capacità di risolvere problemi sotto la guida di un adulto o di un coetaneo più capace.

Attraverso il gioco, possiamo offrire la nostra collaborazione al cane per aiutarlo ad avanzare verso la sua zona potenziale di sviluppo. E’ importante però accompagnarlo a piccoli passi, in modo da restare sempre nel campo dell’eustress e non sottoporlo al contrario, cioè distress, che ne bloccherebbe lo sviluppo cognitivo.

E’ importante quindi giocare, “leggendo” sempre il nostro cane, mettendoci in piano di reale collaborazione, aiutandolo laddove non riesce senza però minarne l’autostima.

Cosa si intende per collaborazione?

Un esempio che mi ha colpito personalmente è stato sul gioco con la pallina, non proprio quello a cui siamo abituati ma simile. Se il cane non vuole lasciarci la pallina, spesso ci concentriamo su quest’ultima, come se fosse un affronto o una mancanza di fiducia. Attilio invece ci ha esortati a pensare al cane, ad aiutarlo realmente, dimenticando l’oggetto.

Ecco, credo che il Paese delle Meraviglie possa essere realmente scoperto facendo questo: giochiamo pensando al nostro cane!

_ Se volete sapere com’era il gioco della pallina… non mancate al prossimo appuntamento con Attilio Miconi_

 

Claudia Tomassini
The Dutch Dog

 

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