Perché i cavalli? E non i cani? O i gatti?
Perché i cavalli ci assomigliano di più.
Hanno sempre un po’ paura di noi, un po’ come noi ne abbiamo degli altri esseri umani.
E per amarci devono SEMPRE lottare e vincere quella loro paura che sembra non finire mai.
Malgrado l’amore infinito che possono avere per te, la loro domanda è sempre una, sempre la stessa. Ad ogni incontro.
“Posso fidarmi di te anche oggi?”
E questa non è una domanda: sono cento in una. “Posso avere fiducia che mi vedrai? Che non mi farai del male? Che non abuserai della mia gentilezza? Che ascolterai il mio no? Che ti accorgerai quando toccherai una mia ferita? Che saprai aspettare se sarò troppo lento? Che non ti arrabbierai se non ti capirò? Che non mi abbandonerai se non ti darò quello che vuoi? Posso avere fiducia che la tua carezza non diventi uno schiaffo e che il mio amore non diventi il luogo della tua vendetta per le tue ferite subite o la rivalsa per quello che la vita ti ha tolto?”.
A rispondere a una domanda così – che sono cento in una – ci vuole una vita.
Una vita intera per imparare l’amore che i cavalli ci chiedono per vincere la loro paura. E la nostra.
Se non lo troviamo dentro di noi, quest’amore, non glielo possiamo dare. E non lo possiamo dare nemmeno a noi stessi.
Ecco perché loro sono i più grandi Maestri. Perché, malgrado tutto, non perdono la fiducia che noi sapremo imparare.

A costo di aspettarci una vita intera.       

(Alessia Giovannini)

Instaurare una relazione con un cavallo non è semplice e immediato. Dobbiamo dimostrargli che può fidarsi di noi e noi dobbiamo fidarci di lui!

Purtroppo viviamo in una società in cui il cavallo viene sfruttato, non più per il lavoro nei campi come accadeva un tempo, ma nei concorsi ippici e nelle scuole di equitazione (ovviamente non in tutte). Spesso la relazione con il cavallo si basa sul concetto di “dominio”. Viene insegnato ai cavalieri, anche ai più piccoli, ad usare frustino e speroni, a dover imporsi sul cavallo, che diventa un mero mezzo per raggiungere un proprio obiettivo personale.

Spesso il cavallo viene visto come una “giostra”, in cui si sale, si fa un giro e poi si scende…

Ma dov’è la relazione?

Nessuno vedendo un cane pensa: “ora lo porto a fare un giro e poi lo riporto qui”. Eppure, quando vediamo un cavallo, anche per la prima volta, più o meno tutti pensiamo “vorrei salire e farci un giro”.

Un altro tipo di approccio è possibile!

Basta pensare al cavallo come un soggetto, con la sua identità, da conoscere e scoprire. Basta pensare al fatto che possiamo relazionarci a lui anche senza salirgli in groppa, ma scoprendo assieme a lui il mondo da un punto di vista diverso. Possiamo conoscerci ed imparare a fidarci a vicenda, scopriremo emozioni che non potremmo mai provare su una “giostra”!

A quel punto, potremmo anche pensare di salire..

a quel punto, saremo un NOI!

..certamente non avremo bisogno di utilizzare metodi coercitivi per poter fare delle attività insieme!

 

Ovviamente dobbiamo metterci in gioco, entrare in relazione con un cavallo significa essere pronti anche a metterci in discussione. In cambio avremo la possibilità di vedere un mondo diverso, un mondo dove si incontrano curiosità e diffidenza, un mondo che profuma di fieno e di terra.

Ora, conosciamo meglio il cavallo:

  • In natura i cavalli vivono in branco, formato da uno stallone, un numero di femmine variabile da 1 a 10, i puledri fino a due anni
  • Alcuni branchi sono formati dai giovani stalloni che sono ancora “scapoli”
  • Il cavallo è una preda, la sua migliore tattica difensiva è la fuga. Però è anche un animale molto curioso, è quindi importante riconoscere e favorire la sua curiosità.
  • E’ importante conoscere la comunicazione non verbale del cavallo, per potersi relazionare correttamente con lui (argomento troppo vasto per essere trattato qui)
  • In natura, il cavallo passa la maggior parte del suo tempo a pascolare, questo implica grandi spostamenti (essendo originario di posti semi-desertici), sia per la ricerca di cibo, che per la ricerca dell’acqua.

Questi pochi punti sull’etologia del cavallo spero possano essere degli spunti riflessivi sulla vita del cavallo. Spesso  è costretto a trascorrere giornate dentro un box, in condizioni di isolamento sociale, di isolamento sensoriale (non è permesso al cavallo di esplorare l’ambiente) e che, in generale, non tiene conto delle reali necessità di questo splendido animale.

Noemi Castelli
Canbiamente Evolution
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