Molti hanno sentito parlare di Pet Therapy, e magari hanno visto delle foto riguardanti ciò, ma, di preciso, cos’è la Pet Therapy?

Vediamolo in dettaglio.

Innanzitutto è una co-terapia. Cosa significa? Vuol dire che affianca altri tipi di terapie, che possono essere di tipo sanitario e psicologico. Perché? L’obiettivo è quello di ridurre la medicalizzazione, aumentare il benessere ed accelerare il raggiungimento degli scopi terapeutici. Questo significa che il Pet therapist collabora con le altre figure che hanno in carico l’utente, per creare una sinergia di intervento.

Qual è la sua peculiarità? Ovviamente, la sua caratteristica principale è la relazione con un animale. Ciò suscita sempre una risposta emotiva, piacevole o spiacevole, ma non lascia mai indifferenti. Inoltre si ha maggior facilità ad esprimere le proprie emozioni, un aumento dell’interesse e del coinvolgimento azzerando la paura del giudizio.

Quindi basta la presenza di un animale per parlare di Pet Therapy? No.

Non stiamo parlando di un farmaco. Delle volte la relazione con un animale può anche essere controproducente, per questo è importante che ogni progetto si basi sulle caratteristiche specifiche del fruitore e che tenga conto di quale direzione è giusto prendere e quale invece è doveroso evitare.

 

L’approccio zooantropologico. Questo approccio si basa sulla soggettivazione degli animali, che non vengono visti come strumenti ma, appunto, come soggetti con le loro caratteristiche e le loro preferenze. E’ basilare il rispetto dell’animale coinvolto nella Pet Therapy che deve essere tutelato e deve potersi divertire lavorando. Inoltre l’approccio zooantropologico ha introdotto le dimensioni di relazione, che sono ciò che ci permettono di trovare il giusto binario da seguire. Le dimensioni di relazioni sono della “famiglie” che raggruppano varie attività che hanno lo stesso obiettivo relazionale. Roberto Marchesini, padre di questo approccio individua cinque aree dimensionali:

  • Ludica
  • Epistemica
  • Edonica
  • Affettiva
  • Sociale

Divise a loro volta in due dimensioni relazionali ciascuna.

(per chi volesse approfondire: R. Marchesini, “Pet therapy, manuale pratico”, De Vecchi editore).

Quindi, a chi è rivolta la Pet Therapy?

A tutte quelle persone che stanno affrontando una difficoltà, che può essere momentanea o meno, e che possono usufruire dei benefici della relazione con l’animale. Ogni progetto, in base a quanto già scritto sopra, è unico proprio perché tiene presente dell’utente in tutta la sua personalità ed ogni relazione è unica e irripetibile.

Alcuni obiettivi possono essere:

  • aumentare l’autostima
  • aumentare l’autoefficacia
  • lavorare sull’attenzione
  • migliorare una determinata abilità motoria
  • facilitare l’apertura verso l’esterno
  • lavorare sulla lettura
  • riconoscimento delle emozioni (proprie e altrui)
  • aumentare l’empatia
  • favorire la costruzione identitaria
  • ampliare le prospettive e l’immaginario
  • aumentare le proprie competenze…

La lista continua!

Noemi Castelli
Canbiamente Evolution a.s.d.
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