“E’ un giorno come un altro.

Mi sveglio e vado a farmi una passeggiata dove mi porta il naso.

Accidenti si… qui ci sta proprio bene una marcatura e perché no? Anche una bella raspata.

Wow.. che bella pupaaaa…ops… ok ok vado via … era solo per conoscerla nulla piu’…umani!

Mi sembra ci sia uno strano movimento oggi, quel camioncino non l’ho mai visto vado a farci una pisciatina va così mettiamo le cose in chiaro.

Ohi ohi ohi no… per così poco non lo faccio piu’ ok… no no no dai lascia stare quanto esageri…”

 

 BUIO. DESTINAZIONE: CANILE.

Questa è solo una delle tante storie –  forse una delle migliori – dei cani ospiti dei Canili, questa è la ragione del progetto

RICOMINCIO DA QUI.

Il 29 Marzo 2009 la nostra associazione l’Amico Fedele, da qualche anno attiva presso il Canile di Ripatransone, invitava il Dott. Roberto Marchesini a Grottammare a parlare del canile come presidio Zooantropologico intraprendendo un percorso riformista in merito alla concezione del canile, da vedere non più come discarica ma come centro di valorizzazione della relazione uomo-animale.

Una grande sfida quindi, che veniva vista come la fallace alzata d’ingegno degli animalisti, si quelli che vogliono cambiare Il mondo.

Ma al di là dei pregiudizi non può negarsi che la sfida era davvero imponente perché il messaggio appariva paradossale anche agli stessi animalisti restii ad ogni forma di evoluzione culturale e gestionale.

Ma se facciamo un balzo all’indietro e rimembriamo che

  • negli anni ‘50 il canile nasce come presidio medico sanitario – e non zooantropologico- per contrastare il diffondersi di zoonosi e che poi
  • negli anni ‘90 viene abolita la pratica dell’eutanasia per cui il canile diventava luogo di salvezza e l’adottante il salvatore

possiamo agevolmente comprendere come discorsi più evoluti potessero risultare come fanatismi e quindi essere sminuiti.

Era necessario tempo e una faticosa divulgazione di diversi concetti che sarebbero apparsi eresie per poi divenire verità.

Per tanti anni una nicchia di cinofili, a mio parere illuminati, si è trovata nella condizione di non essere compresa perché il rumoroso ringhio di una differente realtà canile veniva rifiutato quasi a configurare una minaccia fine a se stessa anziché uno stimolo al cambiamento.

Perché ringhio? Non sono impazzita… ho solo tratto ispirazione da Masai la cagnolina birichina:

“Masai si avvicina alla ciotola dell’acqua, forse non ha nemmeno davvero sete.

Mallory sta andando a bere. Masai la precede ringhiando e occupando il muso tutta la ciotola, sposta Mallory che fa un paio di passi in retromarcia e si allontana.

“Oddio, ma si ringhiano” dice un umano presente.

“Si beh meno male” rispondo io l’eterna incompresa “

( Cristina Pederzani “ Il disagio come risorsa” – da Animal Studies rivista italiana di zooantropologia).

Per fortuna però l’evoluzione fluisce da sé e superata la teoria cartesiana dell’animale macchina, attraversando la visione behaviourista dello stimolo-risposta si approdava alla teoria psico-idraulica di Konrad Lorenz secondo cui i cani svuotano energie non piu’ mossi solamente da stimoli esterni bensì anche da spinte interne e questa fu la teoria apripista alla successiva teoria dello statunitense Donald Griffin che finalmente ammette l’importanza di considerare la mente del cane nello studio del comportamento.

Il progetto IDA “Ricomincio da qui” è l’epilogo inevitabile di questa montagna di conoscenze acquisite sul cane che, in quanto essere dotato di mente, necessita del fare per cui al pari dell’umano può diventare vittima della noia.

Ispirato al libro “Canile 3.0” dell’istruttore cinofilo  Luca Spennacchio, questo progetto intende principalmente conoscere i cani del canile affinchè la seconda possibilità che viene loro concessa possa il più possibile essere quella giusta.

Partendo quindi dal presupposto che non esistono cani non adottabili ma combinazioni sbagliate, gli obiettivi del progetto, capitanati da educatori cinofili volontari qualificati, sono i seguenti:

  • Conoscere i cani
  • Aumentare la possibilità di adozione consapevole
  • Trasmettere conoscenze ai volontari

 

Nei cani esistono parametri non modificabili quali l’età, la storia, il sesso, il manto ma esistono anche parametri modificabili ed è attraverso i 5 step di training di lavoro che i volontari cercano di meglio comprendere QUEL CANE VISTO COME SOGGETTO NEL SUO QUI ED ORA

E così ecco che Fox, Miky e Baffo sono i primi campioni ad aver intrapreso il percorso, 3 cani, 3 risposte completamente differenti che hanno confermato la grande importanza di questa iniziativa tirando fuori caratteristiche impensabili e sbalorditive.

Abbiamo sempre saputo che in Canile ci sono talenti, ma oggi piu’ che mai lavorando meticolosamente con quei cani, noi volontari possiamo gridare fortemente che il canile è una grande ed insopportabile ingiustizia sociale e che aumentare conoscenze e consapevolezze è diventato un obbligo morale per restituire dignità vera a queste meraviglie.

E noi, come loro, RICOMINCIAMO DA QUI.

Alice Agnelli
Responsabile ufficio stampa L’amico Fedele

 

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